Dubai (Emirati Arabi Uniti) sta per realizzare un progetto davvero stravagante: un grattacielo a forma di molletta chiamato Clothespin Tower, previsto per il 2023.

Abbiamo intervistato da Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi, la nostra corrispondente, Veronica Presti, dalla città in cui risiede e lavora

Con questa opera d’arte, la città emiratina consolida la sua reputazione per l’eccentricità e il lusso, già testimoniata dal Burj Khalifa, il centro commerciale Dubai Mall e l’hotel Burj Al Arab. La Clothespin Tower sarà non solo il grattacielo più grande del mondo, ma anche un’opera d’arte unica nel suo genere.

Gli archistar hanno abituato il pubblico a grandi strutture di effetto, con forme stravaganti ed equilibri coraggiosi, come il Museo Guggenheim di Bilbao progettato da Frank O. Gehry, il Centro Nazionale di Arte e Cultura Georges Pompidou a Parigi di Rogers e Piano o la Cattedrale di Brasilia di Oscar Niemeyer. Dubai è una delle principali destinazioni mondiali per le opere architettoniche audaci e innovative, dove le fantasie degli architetti più coraggiosi possono prendere forma con generosi finanziamenti. Qui, tra le auto di lusso degli emiri, si trovano grattacieli con altezze vertiginose e forme uniche. La città ha già stabilito diversi record a livello architettonico, come il Dubai Mall – il più grande centro commerciale al mondo in termini di numero di negozi, il Burj Khalifa – il grattacielo più alto del mondo e il Burj Al Arab – l’hotel più lussuoso al mondo. Ad esse si aggiungerà presto una nuova struttura, la Clothespin Tower, che sarà una fusione tra l’arte e l’architettura. Alta 350 metri con 50 piani, la torre, che assomiglierà ad una gigantesca molletta da bucato, sarà la più grande opera d’arte del mondo. L’opera, concepita dall’artista israeliano Zygo in collaborazione con l’imprenditore Jacob Shpigel, rappresenta l’unione di due opposti che si completano e si fondono per creare un tutt’uno perfetto. La torre ospiterà 300 appartamenti e un hotel di lusso, insieme a palestre, boutique di alta moda, gallerie d’arte e ristoranti. La costruzione inizierà nel 2023.

Veronica Presti da Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi, ci illustra la nuova opera architettonica 

Cosa ne pensi di questa nuova impresa architettonica? 

Se il petrolio è stato l’esordio della trasformazione degli Emirati, ora alla base della sua grandezza e unicità risiede l’impegno alla realizzazione di un polo mondiale espressione di arte e di arte nell’architettura. 

Va detto che nell’arco di 50 anni, gli Emirati hanno tanto integralmente quanto magistralmente trasformato la loro essenza ed identità. Un territorio apparentemente ostile, caldo, desertico, è diventato una costellazione terreste di grattacieli che intrepidamente hanno sfidato le leggi di gravità e le tempeste di sabbia. In questo luogo di confluenza, fusione ed incontro di culture, il futuro dell’arte e dell’architettura sta materializzandosi in proporzioni uniche, sintomatiche di un impegno di eccezionali proporzioni.

Va da se che in questo scenario futuristico e progressivo si colloca anche il nuovo grattacielo Clothespin Tower, in cui all’apparente estetica di una molletta da bucato, si cela un’ispirazione quasi onirica, dove la molletta, nella sua interezza è formata da due parti, una complementare all’altra, come due anime unite per sempre in un’unica gigantesca entità.

Nell’articolo Abu Dhabi una sfida ambiziosa hai raccontato di come il panorama e l’architettura degli Emirati Arabi si sia trasformata, in tempi relativamente brevi, fino ad assumere una nuova identità nel panorama arabo. A cosa è dovuta questa trasformazione? 

Gli Emirati hanno investito negli ultimi 40 anni nella realizzazione di opere architettoniche sempre più dinamiche, volte a raccontare di una identità in perpetua trasformazione e innovazione.

La post-oil strategy, cioè la strategia di investimenti successivi alla scoperta dei giacimenti petroliferi è stata improntata su architettura e arte.

Negli anni sessanta, Rashid bin Saeed Al Maktoum, sceicco di Dubai dell’epoca, convocó John Harris, architetto britannico con formazione all’Architectural Association School of Architecture di Londra che pose  le fondamenta della Dubai moderna, realizzando il primo piano urbano del 1960, seguito da un master plan aggiornato nel 1971.

Una delle opere attuali che a mio giudizio rappresenta questo costante connubio tra arte e architettura è dato dal Museo del Futuro di Dubai, https://museumofthefuture.ae/en, dell’architetto Shaun Killa, straordinario l’uso artistico della calligrafia araba, che ricopre la parte esterna e funge da tante piccole finestre. Disegnate dall’artista emiratino Mattar bin Lahej, queste finestre rappresentano i versi poetici composti da Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Vice Presidente e Primo Ministro degli EAU ed Emiro di Dubai. Uno dei tre versi che avvolgono la facciata si può tradurre con  “Il futuro appartiene a coloro che possono immaginarlo, progettarlo e realizzarlo. Non è qualcosa che si aspetta ma si crea”.

Ritornando alla domanda, la trasformazione, è una trasformazione viva, pulsante, di una nazione, che non ha un grande passato, ma si proietta ad un futuro tanto immaginifico quanto incredibilmente concreto.

Zygo/Clothespin Tower/Cover Images/INSTARimages.com / IPA
Zygo/Clothespin Tower/Cover Images/INSTARimages.com / IPA

Prima di congedarci, cosa puoi dirci della rivoluzione in atto nell’architettura e nello skyline delle due città: Dubai e Abu Dhabi? 

Gli Emirati ho imparato a riconoscerli come la nazione dove quasi per tutto vige un primato.  Solo a Dubai il Burj Khalifa è il grattacielo più alto del mondo, il  Dubai Mall, il centro commerciale più grande per numero di negozi e dopo il Burj Al Arab, l’hotel più lussuoso, non poteva che seguire il primato del grattacielo artistico mai realizzato, vale a dire la Clothespin Tower,  50 piani per 350 metri di altezza.

Innanzitutto l’introduzione delle facciate in vetro a vista, sono state la spinta alla visione moderna dell’architettura di Dubai ed Abu Dhabi, una delle prime opere che è meno celebre, ma che tuttavia, mi ha lasciato davvero sbalordita é stato il The Opus, edifício quasi danzante, della regina delle curve, l’architetta Zaha Hadid, al cui interno si può alloggiare in un hotel interamente di design, il ME by Melia, due torri dalla evidente forma cubica che si uniscono fino a fondersi insieme in un unicum di forte impatto visivo, sostenuta dalla illusione di essere concave, come scavate, emergendo così un gioco di curve perfette..

Zygo/Clothespin Tower/Cover Images/INSTARimages.com / IPA
Zygo/Clothespin Tower/Cover Images/INSTARimages.com / IPA

I protagonisti: Zigo e Jacob Shpigel

Per molti anni, Zygo si è dedicato a raffigurare la sua visione attraverso la pittura e la scultura. Ma poi, con l’aiuto dell’imprenditore Jacob Shpigel, ha deciso di trasformare questa visione in un grattacielo. Secondo l’artista stesso, il loro obiettivo è quello di creare il primo edificio vivente con un design altamente innovativo e avanzato, che incorpori speranza, amore e unione in una sola struttura. L’ambizione di Zygo e Shpigel è quella di diffondere il progetto in tutto il mondo, ma Dubai è il primo luogo dove la costruzione prenderà vita, grazie anche allo sviluppo delle ricerche per trovare finanziatori. La costruzione è prevista per iniziare nel 2023.

Sito Web: www.clothespintower.com

Abu Dhabi: una sfida ambiziosa

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui