Di Piero Luigi Carcerano

Nel rapporto fra arte e tecnologia, si avverte una certa essenza originale, un contrassegno di reciprocità che le caratterizza da tempo immemore. Il filosofo tedesco Martin Heidegger aveva brillantemente colto questa relazione, parlando del legame infranto fra poiesis (creazione) e téchne (artificio), i due processi creativi fondamentali dell’uomo originario per analogare ed essere consonante con la physis (la natura).

La reciprocità fra arte e tecnologia, interpretata in senso heideggeriano, non implica necessariamente un’interazione reciproca, ma piuttosto una sorta di parallelismo, come due rette destinate a incontrarsi all’infinito, entrambe soggette allo stesso destino.

Platone, tra il V e il IV secolo a.C., è il primo filosofo a riscattare le arti tecniche, dallo scenario puramente materiale-servile in cui il pensiero greco arcaico le aveva relegate. Platone mette in luce la superiorità del poeta (poietés) rispetto al tecnico-artista (technités), rivalutando la funzione tecnica dell’arte come un’azione ordinata a “principi e regole razionalmente posseduti, dimostrabili e discutibili”.

Piero Luigi Carcerano

Le téchne, ovvero le arti tecniche, grazie alla loro conoscenza di principi generali e all’impiego di una metodologia razionale, sono in stretto legame con l’epistéme, cioè la scienza. La stessa téchne, secondo Heidegger, appartiene al dominio della poiesis e condivide una sorta di poetica.

Tuttavia, proprio qui, secondo Heidegger, inizia il destino fatale della téchne: una volta associata all’epistéme, si dirige verso quella conoscenza a fini di dominio che si svilupperà poi con il modello aristotelico-cartesiano.

Nel IV secolo a.C., Aristotele amplifica la connessione tra conoscenza e metodo, unendo la speculazione alla prassi. Secondo lui, ogni arte (téchne) è intrinsecamente legata alla produzione, fondendo l’abilità pratica con la teoria per produrre qualcosa di tangibile. In altre parole, Aristotele sostiene che l’arte e la conoscenza non sono solo concetti astratti, ma sono strettamente correlate alla produzione e all’applicazione pratica, con il metodo e la teoria che servono come strumenti essenziali per la realizzazione di un’opera.

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Con l’arrivo del Medioevo, si riconferma l’impianto concettuale greco-latino della teoria dell’arte, che continua ad enfatizzare il carattere oggettivo e regolistico dell’arte, ovvero quello che oggi chiameremmo l’aspetto tecnico dell’arte.

Ecco quindi che ci troviamo di fronte a un’arte che risponde sempre più a una precisa determinazione sociale, alla divisione tra lavoro e non-lavoro che esprime l’ideologia sia dell’oligarchia greco-latina che di quella della società feudale.

Sul finire del Medioevo, all’orizzonte del Rinascimento, inizia a delinearsi un nuovo fenomeno: l’arte si ricolloca nella cultura e l’artista nella società. Si sviluppa la crescente importanza assegnata al principio dell’imitazione della natura, che riassume la teoria estetica rinascimentale, ma che non si identifica semplicemente con la copia o la riproduzione meccanica dei dati naturali, quanto piuttosto con un tentativo di interpretazione della natura che presuppone l’acquisizione di un metodo preciso. Tale metodo è fornito dalla geometria, grazie alla quale l’arte riscatta il suo status di “scienza applicata” ed afferma la propria autonomia rispetto alle arti meccaniche. La scoperta della prospettiva, la riscoperta delle regole auree e della simmetria, nonché l’attenzione alla rappresentazione dettagliata della realtà, sono i risultati più evidenti di questa nuova enfasi sull’imitazione della natura.

 

In questo periodo si delinea una nuova concezione dell’artista, considerato ora non più come un mero artigiano, ma come un genio creativo, un “uomo universale” capace di dominare diverse discipline e di contribuire alla crescita della cultura. Questa nuova immagine dell’artista è sostenuta da una serie di mutamenti sociali, tra cui l’emergere di una nuova borghesia mercantile interessata all’arte e alla cultura, la trasformazione delle corti principesche in centri di mecenatismo artistico, e la progressiva secolarizzazione della società.

L’arte acquista, in questo contesto, un valore in se stessa, non più strumentale alla religione o alla politica, e diventa un mezzo per esprimere la personalità e il talento individuale. Gli artisti non sono più visti solo come produttori di oggetti, ma come creatori di opere uniche e originali che riflettono la loro visione del mondo.

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Tuttavia, nonostante questi importanti cambiamenti, l’arte continua a mantenere un legame profondo con la tecnologia. Se da un lato l’arte si emancipa dalle tecniche artigianali e si avvicina alla scienza, dall’altro la tecnologia rimane un elemento fondamentale del processo artistico. Infatti, gli artisti rinascimentali sperimentano nuove tecniche e materiali, sviluppano nuovi strumenti e meccanismi per migliorare la qualità delle loro opere, e cercano costantemente di superare i limiti imposti dalle tecniche esistenti.

Sebbene l’arte e la tecnologia possano sembrare due mondi distanti e contrapposti, in realtà sono intimamente connessi. La tecnologia non è solo un mezzo attraverso il quale l’arte si realizza, ma è anche una fonte di ispirazione e un elemento chiave del processo creativo. E, allo stesso tempo, l’arte non solo si avvale della tecnologia, ma contribuisce anche al suo sviluppo, spingendo costantemente i limiti della tecnologia e stimolando l’innovazione.

Nel pieno splendore del Rinascimento italiano, artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello rivoluzionarono il panorama artistico con la loro straordinaria abilità di imitare la natura. Ma quale era il segreto dietro la loro incredibile maestria? La risposta è più sorprendente di quanto si possa pensare: la tecnologia. Non i computer o i software che conosciamo oggi, ovviamente, ma le innovazioni dell’epoca che permisero agli artisti di svelare i misteri dell’ottica, della prospettiva e dell’anatomia umana.

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A prima vista, l’arte e la tecnologia possono sembrare mondi a parte, ma la storia ci dimostra che non è così. Già nel Rinascimento, i pittori utilizzavano strumenti come la camera oscura e il compasso per migliorare la precisione dei loro dipinti e scoprire nuove tecniche di rappresentazione. L’arte del Rinascimento è quindi intrisa di un profondo rapporto con la tecnologia, che ha contribuito a plasmare la sua identità.

Rapportiamo ora questo concetto al nostro tempo contemporaneo. Nell’era digitale in cui viviamo, l’intersezione tra arte e tecnologia ha raggiunto nuovi livelli di complessità e interazione. Mentre nel Rinascimento la tecnologia rappresentava strumenti e metodi che permettevano agli artisti di perfezionare la loro abilità nell’imitare la natura, oggi la tecnologia ha aperto una gamma infinita di possibilità creative, cambiando il modo in cui l’arte viene creata, fruibile, e persino concepita.

La creazione artistica è stata rivoluzionata dagli strumenti digitali. Programmi di disegno, modellazione 3D, realtà virtuale e aumentata, e persino l’intelligenza artificiale sono diventati parte integrante del processo creativo di molti artisti. Similmente, la fruizione dell’arte è stata trasformata grazie all’accessibilità offerta da Internet e a nuove modalità come le visite virtuali ai musei o le mostre in realtà aumentata. La tecnologia ha anche sfidato la nostra stessa concezione di arte, introducendo nuove forme d’arte come il software, l’arte generativa o la bio-arte.

Che si tratti dei grandi maestri del Rinascimento o degli artisti digitali contemporanei, l’arte continua a riflettere il nostro rapporto con il mondo e la tecnologia. È un riflesso di come percepiamo, interagiamo e comprendiamo il mondo che ci circonda. Nel corso dei secoli, l’arte e la tecnologia hanno continuato a evolversi e a sfidarsi a vicenda, creando un dialogo che si estende oltre i confini del tempo e dello spazio.

Piero Luigi Carcerano

Il Rinascimento, con i suoi strumenti innovativi, ha aperto la strada a un’esplorazione più profonda del mondo naturale e della forma umana, spingendo gli artisti a nuovi livelli di realismo e precisione. Il presente, con i suoi strumenti digitali, ha creato nuove modalità di espressione artistica, spingendo i limiti di ciò che è possibile e di ciò che può essere considerato arte.

Una delle espressioni più sorprendenti di questa interazione tra arte e tecnologia oggi è l’introduzione del “crypto-art” e dei Non Fungible Tokens (NFT). L’arte digitale ha sempre affrontato la sfida della riproducibilità e della mancanza di unicità. Gli NFT, tuttavia, utilizzando la tecnologia blockchain, permettono di assegnare un’identità univoca a un’opera d’arte digitale, rendendola unica e non riproducibile, come un quadro o una scultura.

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In questo contesto, artisti digitali come Mike Winkelmann, noto come Beeple, hanno guadagnato notorietà. Il suo collage digitale “Everydays: The First 5000 Days” è stato venduto come NFT per la straordinaria cifra di 69 milioni di dollari. Questo evento segna un nuovo capitolo nel rapporto tra arte e tecnologia, dando un valore economico all’arte digitale che prima era difficile da quantificare.

E mentre la tecnologia continua a evolvere, è chiaro che l’arte seguirà il passo, sfruttando nuovi strumenti e piattaforme per esprimersi. Mentre nel Rinascimento l’arte ha imparato a imitare la realtà, nella nostra era digitale l’arte sta imparando a manipolare, ampliare, e a volte persino a superare la realtà.

Piero Luigi Carcerano

Il viaggio dell’arte attraverso i secoli dimostra che, indipendentemente dall’epoca o dal medium, l’arte e la tecnologia sono intrecciate in modo inseparabile. Sia che si tratti di pittori rinascimentali che sfruttano le leggi della prospettiva per creare immagini più realistiche, sia di artisti digitali che usano la tecnologia per creare mondi fantastici, l’arte riflette sempre la società e l’epoca in cui nasce. E nella nostra epoca, caratterizzata da rapidi progressi tecnologici, l’arte continua a cambiare e a evolversi, mostrandoci nuove prospettive su ciò che significa essere umani in un mondo sempre più connesso e digitale.

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