Al Salone del Libro escono due gialli con Beatrice Lanfranchi, donna colta del Piemonte postunitario, occhio da matematica, ostinazione preoccupante. L’autore  – divulgatore irrequieto, scrittore per vocazione tardiva — prova a spiegare come ci è finito.

Di solito le donne che mi “tolgono il sonno” sono vive. Beatrice no: lei è morta da centosessant’anni, il che non è esattamente una circostanza attenuante.

L’ho conosciuta nel modo peggiore possibile, e cioè scrivendone. Bisogna sapere che inventare un personaggio è un po’ come adottare un gatto: all’inizio sembra un’idea carina, poi capisci che decide lui dove dormi. Beatrice Lanfranchi si è presentata in casa mia un giovedì sera, mi ha guardato con quell’aria un po’ sabauda di buona famiglia che non perdona niente, e da allora detta legge. Su cosa si scrive. Su come. Su quando. Il numero di pagine. (Esagero. Esagero solo un po’.)

Beatrice a Bussoleno nel racconto: l'acqua non dimentica
Beatrice a Bussoleno nel racconto: l’acqua non dimentica

Per chi se la fosse persa, Beatrice è una donna colta del Piemonte postunitario, formazione scientifica ereditata dal padre — un ingegnere della Scuola di Applicazione, quella che sarebbe diventata il Regio Politecnico di Torino — un medaglione con date incise al collo, e una mania per la misurabilità del mondo che la rende, alternativamente, la persona più affidabile in una stanza e la peggiore con cui andare a cena. Chiede sempre l’ora esatta. Pesa il pane prima di mangiarlo. Sostiene che l’amore, se è vero, dovrebbe essere quantificabile. Su questo l’ho seguita varie volte. Mi sono sempre pentito.

Mi spiega un editor che un personaggio, per funzionare, dovrebbe avere un difetto. Beatrice il difetto ce l’ha: ha sempre ragione. Provateci voi a portarla a cena con altri romanzieri.

Due casi, due imposizioni

Il primo caso – e devo ringraziare l’amico Claudio Secci – fondatore del Collettivo Scrittori Uniti – che mi ha incoraggiato in questa folle impresa – me l’ha quasi imposto la Pia Congregazione della Cappella dei Banchieri, Negozianti e Mercanti: lei, Beatrice, era già  là, in meditazione davanti al Calendario Meccanico Perpetuo di Giovanni Plana — un computer di legno e carta che memorizza quattromila calendari e che, secondo lei, non è soltanto un capolavoro dell’astronomia ottocentesca ma anche un sistema di codifica eccellente per gente con qualcosa da nascondere. E un ringraziamento anche a Land Editore e Historica edizioni per aver dato forma alle due raccolte. 

Beatrice alla Cappella dei Mercanti di Torino: il racconto è “i numeri non mentono”

Sullo sfondo la Convenzione di Settembre, l’umiliazione di una città venduta in segreto, e la rivolta del 21 settembre, che a scuola non vi hanno mai raccontato con il dettaglio dei morti. Il racconto si chiama «I numeri non mentono» ed esce nell’antologia Cold Land — Racconti dalle terre del delitto, Land Editore, a cura di Claudio Secci. Beatrice ha mosso un sopracciglio. È il suo modo di applaudire.

PiPiazza San Carlo il 22 settembre - La strage di Torino
Piazza San Carlo il 22 settembre – La strage di Torino


Il secondo caso è una promessa fatta al Sindaco di Bussoleno, Antonella Zoggia e un ringraziamento ad Antonella Arianos per avermi fatto conoscere il Mulino Varesio, dove si svolge il secondo crime.
Gennaio 1867, dentro un mulino idraulico costruito tra le mura medievali — l’unico in tutta la Val di Susa, dettaglio che lei ti ricorda tre volte e con una certa pedanteria. Sullo sfondo, il traforo del Moncenisio: nei libri di scuola è una conquista dell’ingegneria sabauda; nei suoi appunti è la storia di un certo numero di mariti che non sono tornati a casa, di mogli che li hanno aspettati, e di alcuni signori che hanno trasformato quell’attesa in profitto. Il racconto si chiama «L’acqua non dimentica» ed esce nell’antologia Piemonte Segreto e Sconosciuto, Historica Edizioni. Beatrice, naturalmente, l’ha già letto. Giudizio: «tollerabile». In bocca sua è un complimento sperticato.

Una coincidenza che non lo è

Adesso entrambi i racconti escono allo stesso Salone Internazionale del Libro di Torino, a pochi giorni di distanza, con una sorta di logica perversa che fino all’altro ieri avevo attribuito al caso e che ora — dopo trecento pagine in compagnia di questa donna — temo orchestrata da lei.

Cold Land viene presentato sabato 16 maggio alle 10:30 allo Spazio Dialoghi del Padiglione 3 (stand Q18-R17/R27). Piemonte Segreto e Sconosciuto circola allo stand di Historica Edizioni dal 14 al 18 maggio. Se vi sembra una coincidenza, evidentemente non avete mai trattato con una matematica del 1864.

Il terzo caso, e la mia capitolazione

Mi chiedono spesso se Beatrice tornerà. La domanda è formulata male: la domanda corretta è se mi lascerà andare. Ho un’ipoteca, una rubrica giornaliera, e l’ambizione modesta di farmi una vacanza ad agosto come tutti. Non ho né il tempo né il coraggio per reggere un’investigatrice del 1865 con questa pretesa di precisione.

Permettetemi però ora di presentarvi prima la mia editor: la dama Gabriella Alison Cevrero: senza di lei  i miei scritti sarebbero la prova definitiva che il caos non è solo una teoria, ma una pratica quotidiana.

Con la mia editor, Gabriella Alison Cevrero

Sospetto, perciò, che in questa storia la volontà non sia mai stata davvero mia. Sospetto che Beatrice stessa stia già pensando al terzo caso. Sospetto che ne conosca esattamente il luogo, l’ora, e il colpevole, e che stia solo aspettando che io mi sieda al tavolino giusto al momento giusto per dettarmelo.

Il mio gatto immaginario dice che dovrei preoccuparmi. Ho un gatto romantico.


Claudio Pasqua è autore dei racconti gialli con protagonista Beatrice Lanfranchi: «L’acqua non dimentica» (Historica Edizioni, in “Piemonte Segreto e Sconosciuto”) e «I numeri non mentono» (Land Editore, in “Cold Land — Racconti dalle terre del delitto”, a cura di Claudio Secci). Entrambi i volumi sono al Salone Internazionale del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio 2026.

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