Seconda sessione del convegno presso l’Ordine degli Ingegneri di Napoli – “Strategie dei Comuni per efficientamento energetico. Partenariato Pubblico-Privato. Conto Termico 3.0”
Il convegno ospitato dall’Ordine degli Ingegneri di Napoli, nella sua seconda sessione, ha avuto un merito raro: non “spiegare una misura”, ma mettere in relazione un sistema. Conto Termico 3.0 e Partenariato Pubblico-Privato (PPP) sono stati discussi come strumenti che funzionano solo se tengono insieme tre livelli: capacità amministrativa, sostenibilità economico-finanziaria, qualità ambientale e prestazionale. La sala ha restituito una polifonia autentica: Comuni, associazioni, costruttori, ESCO, avvocatura, commercialisti e tecnici hanno fatto emergere un punto comune—quasi una conclusione implicita: l’incentivo, da solo, non basta; ciò che conta è l’ecosistema che lo rende praticabile.
Il punto di partenza: la realtà dichiarata, non aggirata
L’apertura dei lavori ha definito l’impianto: confronto multidisciplinare e multistakeholder, non rito autoreferenziale. L’Ordine degli Ingegneri di Napoli—con l’annuncio di uno sportello di supporto agli enti locali (RUP, aspetti tecnici e PPP) – ha esplicitato che il tema non è “fare cultura”, ma rendere operativa la capacità pubblica. È su questo crinale che si colloca l’obiettivo dichiarato della sessione: offrire ai Comuni, soprattutto ai medio-piccoli, una traiettoria applicabile e replicabile, oltre la retorica degli obiettivi.
La voce dei Comuni: la transizione non entra in agenda se non entra in organico
Il vicepresidente di ANCI Campania ha portato la fotografia più utile perché più concreta: l’Italia è un Paese di Comuni piccoli. In quell’universo, l’efficientamento energetico non inciampa nella mancanza di volontà, ma nella mancanza di tempo, personale, competenze e tutela organizzativa. Il tecnico unico – spesso vicino alla pensione – non può reggere complessità procedurali, responsabilità e controlli senza creare il “collo di bottiglia” che paralizza l’azione.
Questo quadro “di sistema” è diventato esperienza viva con l’intervento del dirigente lavori pubblici del Comune di Acerra: la transizione si scontra con le urgenze quotidiane e con fragilità interne spesso invisibili a chi guarda solo i bandi. Mancano banche dati affidabili su edifici e consumi; le bollette sono frammentate tra uffici; la continuità amministrativa e politica è intermittente; la gestione e la manutenzione degli impianti soffrono turn-over e scarsa conoscenza degli impianti stessi; perfino il comportamento degli utenti (scuole, ventilazione, finestre, modalità d’uso) può vanificare prestazioni progettate. Ne deriva una lezione netta: l’edificio efficiente non nasce solo in cantiere, ma nella governance post-cantiere.
La chiusura affidata a un sindaco (Caivano) ha poi dato cornice e senso: efficientare scuole ed edifici pubblici è un servizio essenziale e un segnale di dignità istituzionale. L’efficienza energetica viene letta come “cantiere della speranza”: non per poesia, ma perché in territori complessi la qualità dell’ambiente costruito è parte della fiducia collettiva.
La voce delle imprese: senza programmabilità, l’incentivo diventa roulette
La posizione dei costruttori (ACEN) ha evidenziato un punto chiave: il Conto Termico 3.0 è una leva oggi centrale per il non residenziale, perché le alternative incentivanti sono limitate. Ma se si richiedono riqualificazioni profonde su edifici complessi (scuole, ospedali, grandi strutture), lo strumento deve essere coerente con la complessità reale degli interventi. Da qui le criticità: massimali che rischiano di favorire interventi parziali, plafonds che potrebbero non reggere una domanda più ampia, e soprattutto il pericolo che l’accesso agli incentivi venga percepito come gara di velocità, penalizzando chi imposta interventi seri e integrati.
La proposta che ne deriva non è “chiedere di più” in astratto, ma rendere l’incentivo progettabile: strumenti di prenotazione/certezza e risorse adeguate per interventi complessi. È il punto in cui una politica pubblica decide se vuole “numeri” o “trasformazioni”.
La voce delle ESCO: far funzionare il PPP significa cambiare scala e cambiare metodo
Dal mondo ESCO è arrivato un realismo operativo: il PPP ha costi fissi elevati (strutturazione contrattuale, procedure, verifiche) e tende a respingere le taglie troppo piccole. Se si vuole che il PPP serva davvero i Comuni sotto i 15.000 abitanti, servono due mosse:
- sollecitare l’iniziativa privata in modo trasparente, dando segnali di domanda organizzata;
- costruire massa critica, aggregando edifici e Comuni (stazioni appaltanti/capofila, pacchetti di intervento), così da rendere sostenibile l’investimento e “trainare” anche interventi meno appetibili se presi singolarmente.
Il messaggio è anche culturale: il Conto Termico è percepito più stabile di misure “a scadenza”, quindi conviene una fase preparatoria seria – dati, selezione, dialogo col mercato – per evitare gare deserte e fallimenti procedurali.
La voce delle professioni: misurabilità, contratti e prevenzione del rischio
Il convegno ha insistito su una tesi matura: la tecnica da sola non basta e la regola da sola non salva. Serve incastro.
Sul versante tecnico, la diagnosi energetica è stata difesa come architrave: non un adempimento, ma lo strumento che fonda baseline misurabile, KPI, scenari e priorità. Senza numeri verificabili, il PPP (e anche la gestione diretta) nasce su terreno instabile. E quando si entra nei contratti, l’instabilità non resta teorica.
Sul versante legale, la voce dell’avvocatura ha svolto la funzione corretta: prevenire patologie. Titolarità dell’incentivo, cooperazione tra le parti, ripartizione dei ruoli, gestione di errori documentali e possibili revoche non sono dettagli: sono ciò che separa un PPP sano da un futuro contenzioso. Il messaggio che attraversa la sessione è chiaro: il PPP non è una scorciatoia; è un’architettura di responsabilità.
La voce dell’economia pubblica: il PEF come cartina di tornasole
L’intervento economico-finanziario (commercialista e assessore) ha fatto da ponte tra Comune e mercato: il Conto Termico migliora il Piano Economico Finanziario, ma non sostituisce la sostenibilità dell’operazione. Contano timing di cassa, baseline normalizzata, indicatori verificabili, cronoprogramma e canone legato a risultati. Anche qui ritorna l’idea decisiva: il risparmio non deve restare “promessa”, deve diventare performance misurata e contrattualizzata.
Il punto di vista sistemico: CAM/GPP come telaio della trasformazione
Dentro questa polifonia, l’intervento di Anna Carulli ha spostato il baricentro: dal “quale incentivo usare” al “quale qualità minima garantire”. La prospettiva dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura non tratta i CAM e il Green Public Procurement come allegati, ma come infrastruttura normativa e culturale che impedisce scorciatoie e rende la transizione replicabile.
In questa visione, Conto Termico e PPP sono motori, ma i CAM sono il telaio: fissano lo standard minimo cogente, richiamano la trasparenza informativa di materiali e impianti, introducono verifiche più avanzate (comfort estivo, qualità dell’aria, simulazioni), e costringono a una coerenza di filiera che la sola logica dell’incentivo non garantisce. La traiettoria sistemica che emerge è ordinata:
- Conto Termico 3.0: leva economica e acceleratore;
- PPP: architettura contrattuale e organizzativa per sostenere complessità e gestione;
- Diagnosi + monitoraggio: misurabilità, accountability, riduzione del rischio;
- PEF: sostenibilità finanziaria e credibilità della programmazione;
- CAM/GPP: qualità ambientale cogente e replicabilità degli esiti.
In altre parole: non basta efficientare, occorre trasformare bene. E trasformare bene significa rendere inseparabili performance energetica, qualità ambientale, affidabilità contrattuale e capacità amministrativa.
Conclusione: la sintesi che il convegno consegna agli atti
La seconda sessione ha prodotto una sintesi implicita ma solida: la transizione energetica degli edifici pubblici è una questione di sistema, non di incentivi.
I Comuni hanno mostrato la fragilità operativa da cui partire; imprese e costruttori hanno chiesto programmabilità e coerenza con interventi profondi; ESCO hanno indicato scala e metodo (aggregazione e domanda organizzata); avvocati e tecnici hanno reso evidente che senza misurabilità e contratti chiari il rischio si traduce in contenzioso; l’economia pubblica ha ricordato che senza PEF e gestione di cassa la sostenibilità resta teorica; l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura ha offerto la cornice: CAM/GPP come garanzia strutturale di qualità, perché la transizione diventi coerente, verificabile e replicabile.
Riferimenti istituzionali
Anna Carulli – Presidente, Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Arch. Piero Luigi Carcerano – Presidente della Commissione Comunicazione ed Editoria INBAR,



























