di Piero Luigi Carcerano

Navigando tra le correnti più innovative del design, ci avventuriamo oggi nel pensiero dell’architetto Giorgio Donà, Partner and Director dello studio Stefano Boeri Interiors, baluardo di creatività e simbolo di rinnovamento nell’ambito dell’architettura di interni, dell’exhibition design e del product design. Abbiamo l’opportunità di indagare l’essenza della creatività di Donà, la cui alleanza professionale con l’architetto Stefano Boeri ha dato vita a uno studio pionieristico, in grado di trasformare i luoghi quotidiani in ambienti di straordinaria ispirazione. La nostra conversazione ci condurrà attraverso l’analisi di spazi interni progettati per trascendere il mero adempimento di requisiti funzionali, mirando piuttosto a stimolare un dialogo costante e fecondo tra natura e design, tra le necessità pratiche e le ambizioni estetiche. Scopriremo insieme a Donà come la congiunzione delle loro visioni abbia creato progetti che non solo si conformano ai principi ecologici e di responsabilità sociale, ma che riconfigurano lo studio come un epicentro di design proiettato verso le necessità di un futuro sostenibile. Quest’intervista rappresenta più di una semplice esplorazione del pensiero di un architetto; è un’apertura sulle capacità di trasformazione del design contemporaneo, un catalizzatore di cambiamento e innovazione.

Chiglia, Marmo Arredo ©gerdastudio
Chiglia, Marmo Arredo ©gerdastudio

 

Architetto Donà, nel corso della sua carriera, come ha applicato e integrato le diverse sfaccettature del processo progettuale e come queste hanno influenzato i suoi progetti?

Ogni progetto è un racconto che trascende la sua realizzazione fisica. Non ci limitiamo a costruire spazi; creiamo storie che si intrecciano con il tessuto urbano e sociale.

Il nostro studio si configura quasi come una grande piazza, un luogo di incontro dove architettura e altre discipline dialogano, dove esterni, talvolta da mondi lontani, apportano nuove prospettive. È in questo scambio che si rivela la risposta corretta alle domande progettuali, non è già preconfezionata, ma emerge dall’interazione e dal confronto con realtà differenti.

In questo processo, il mio ruolo è anche quello di indirizzare e motivare il team verso la ricerca di soluzioni innovative, lasciando che le varie discipline si influenzino a vicenda, arricchendo il progetto di un valore aggiunto che va oltre la pura forma architettonica. Il nostro obiettivo è sempre quello di realizzare progetti che non solo rispondano alle esigenze immediate, ma che stimolino il dibattito, la riflessione, e che si pongano come catalizzatori di crescita culturale e sociale.

Può condividere con noi come è stata l’esperienza di iniziare la sua carriera professionale presso lo studio dell’architetto Stefano Boeri e quali opportunità si sono presentate lavorando a fianco di una figura così influente nel campo dell’architettura?

Vivo un’esperienza in continua evoluzione, lavorare come azione formativa e di crescita personale, essere immerso in un ambiente così dinamico e innovativo ha ampliato la mia comprensione dell’architettura e del design a livelli che non avrei immaginato. Ho fatto mio il valore di un approccio progettuale che va oltre la forma e la funzione, per esplorare il significato più profondo di ‘spazio’ e ‘comunità’. Le opportunità che si sono presentate durante questo periodo, dal disegno urbano al design sostenibile, hanno contribuito a definire la mia traiettoria professionale e hanno aperto la strada alla fondazione di Stefano Boeri Interiors.

Floating Forest, Timberland © Lorenzo Masotto
Floating Forest, Timberland © Lorenzo Masotto

 

Dopo una prima fase di collaborazione e formazione presso lo studio di Stefano Boeri, come è stata la transizione verso la creazione di Stefano Boeri Interiors? Quali sono stati i principi fondamentali che avete portato nel nuovo studio e come vi differenziate nel panorama del design contemporaneo?

Contribuire alla nascita di Stefano Boeri Interiors è stato un naturale proseguimento del mio percorso di crescita. Una visione comune per creare un tipo di design che fosse non solo esteticamente piacevole ma anche profondamente radicato nei principi di sostenibilità e innovazione sociale, un approccio che considera ogni progetto come un’opportunità per influenzare positivamente l’ambiente e la società. Ciò che ci affascina e interessa è l’opportunità di fondere architettura, design d’interni e pianificazione urbana in un discorso coesivo che sia in grado di rispondere alle attuali sfide globali e anticipare le esigenze del futuro.

Può descrivere come l’approccio del suo studio al design tecnico ed estetico contribuisca a creare scenari luminosi e valorizzare l’interazione tra uomo e natura attraverso l’architettura?

Il nostro studio si impegna a creare oggetti di design che siano al contempo estetici e funzionali. Penso ad esempio ad Ivy, il sistema di illuminazione per esterni che abbiamo disegnato per Targetti, prestando particolare attenzione all’impatto, sia tecnico che emotivo, che la luce può avere sugli spazi. Lavoriamo con l’intento di arricchire l’esperienza umana, valorizzando il rapporto uomo-natura attraverso soluzioni architettoniche che siano armoniose e integrate nell’ambiente. Con un design consapevole, miriamo a creare spazi che possono cambiare e adattarsi, offrendo flessibilità e nuove possibilità per l’interazione e il benessere.

Nell’evoluzione del design dell’illuminazione architettonica, come è cambiato il ruolo della luce da mero strumento per evidenziare l’architettura esistente a elemento creativo centrale nel definire l’architettura di notte?

L’evoluzione del design dell’illuminazione, grazie ad esempio anche all’avvento di tecnologie avanzate come i LED, ha trasceso la sua funzione originaria di mera illuminazione notturna, trasformandosi in uno strumento di espressione artistica. La luce assume un ruolo centrale, capace di plasmare completamente la percezione di uno spazio. Abbiamo sviluppato sistemi di illuminazione che si armonizzano con l’ambiente circostante, discreti di giorno e sorprendentemente espressivi di notte

Ivy, Targetti
Ivy, Targetti

 

Architetto Donà, come credete che il design dell’illuminazione possa influenzare non solo l’estetica di un edificio, ma anche il suo utilizzo pratico? E in che modo il vostro studio si approccia al design di interni e di prodotto? Vi considerate più vicini a un’estetica tradizionale oppure cercate di integrare altri aspetti della creatività, come l’arte, nel vostro lavoro?

Che si parli di illuminazione o di un componente di arredo, il nostro design mira a rendere l’ambiente più vivibile e funzionale, spostando l’attenzione sull’esperienza umana all’interno di quello spazio o in relazione di quel prodotto. Non ci limitiamo mai ad un solo stile o approccio, ma cerchiamo sempre nuovi stimoli e ispirazioni nel nostro contesto culturale, sociale, e da altre discipline. Che si tratti di arredi o di allestimenti, ogni progetto è un’opportunità per esplorare come forma e funzione possono convivere in armonia, sostenendo l’uso dello spazio in maniera innovativa e trasversale.

 

Swing, Amazon © Diego Ravier
Swing, Amazon © Diego Ravier

Come si colloca l’etica professionale nel suo approccio al design e quanto ha influito l’insegnamento di Stefano Boeri nella sua pratica attuale e nell’approccio ai progetti?

La mia etica professionale è profondamente radicata nel rispetto e nell’apprezzamento la storia che ha lasciato un’impronta indelebile nella mia formazione. Il mio percorso attuale ha ampliato gli sguardi verso un approccio progettuale sempre più interdisciplinare.

Il vostro studio ha una notevole trasversalità nei progetti, spaziando dall’architettura al design di prodotto. Potrebbe darci esempi specifici di come questa interdisciplinarità si concretizza nei vostri lavori e come influenza il processo produttivo?

La trasversalità è un concetto cardine nel nostro studio, che ci vede agili nel percorrere un’ampia gamma di attività. Ci dedichiamo alla creazione di opere che non solo assolvono a funzioni pratiche ma si fondono anche con l’ambiente in maniera fluida e sinergica. Il nostro metodo interdisciplinare ci apre a una visione del design estremamente versatile, permettendoci di rielaborare materiali tradizionali come la pietra e il quarzo in creazioni che superano le aspettative convenzionali e arricchiscono il nostro ambiente quotidiano con nuove forme e significati. Penso per esempio al tavolo Chiglia che abbiamo disegnato per Marmo Arredo: il piano in quarzo o pietra naturale poggiato sue due gambe in vetro, quasi sospeso in uno spazio senza gravità, rappresenta il perno attorno cui ruotano i flussi della vita di tutti i giorni, dove la convivialità trova la sua massima espressione.

Oggi, la tecnologia gioca un ruolo cruciale nel design e nell’architettura. Come è integrata la tecnologia nel vostro processo creativo e quale impatto ha sulla realizzazione dei vostri progetti?

La tecnologia è fondamentale nel nostro processo creativo. Utilizziamo software all’avanguardia per delineare con precisione le parti tecniche e per gestire i processi produttivi. Questo approccio tecnologico ci consente una versatilità incredibile nel presidiare ogni fase del processo creativo e produttivo, garantendo che le nostre idee possano essere realizzate con la massima efficienza e precisione.

Mentre concludiamo questa sessione, desidero esprimere la mia gratitudine all’architetto Giorgio Donà per il tempo che ci ha dedicato oggi. La nostra discussione ha aperto una finestra su alcuni dei principi che animano lo studio Stefano Boeri Interiors, ma è chiaro che c’è ancora molto da esplorare. Speriamo di avere altre occasioni in futuro per approfondire la conversazione su altri aspetti del loro notevole lavoro nel campo del design. Grazie ancora, Architetto Donà, per questa opportunità di dialogo e condivisione.

Foto di copertina di Lorenzo Iannuzzi 

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