di Piero Luigi Carcerano

Capire il rapporto tra architettura e società è come decifrare un dialogo complesso: entrambe si influenzano mutuamente, e la progettazione degli spazi urbani si intreccia indissolubilmente con il tessuto della vita quotidiana.

Architetti come Louis Kahn hanno impresso nella nostra memoria la nozione che gli edifici dovrebbero essere come templi dello spirito umano. Per Kahn, l’architettura trascendeva la mera costruzione per evocare un senso di eternità. Questa idea risuona ancora oggi: gli spazi che abitiamo non sono solo sfondi passivi, ma veri e propri attori nel nostro vivere quotidiano, influenzando e arricchendo la nostra interazione con il mondo.

La visione high-tech di Richard Rogers, con le sue strutture che rendono visibili elementi strutturali e meccanici, ha introdotto una nuova comprensibilità nell’architettura, rendendola più accessibile e invitante per il pubblico. L’architettura diventa così una lezione aperta, un libro di testo in tre dimensioni che promuove l’interazione e il senso di comunità.

Strasburgo, Francia – 28 dicembre 2017: dettaglio architettonico della Corte Europea dei Diritti Umani in una giornata invernale disegnata dall’architetto britannico Richard Rogers — Foto di Pierre Olivier

Tadao Ando, dal Giappone, ci ha insegnato il valore del minimalismo e del silenzio nell’architettura. Il suo lavoro enfatizza la potenza dello spazio vuoto, invitando alla riflessione e al raccoglimento, ma allo stesso tempo, creando un contesto per l’incontro e la condivisione collettiva.

Herzog e de Meuron, con la loro inclinazione per l’uso di materiali trasparenti e riflettenti, ci hanno mostrato come gli edifici possano essere specchi che riflettono e rispondono al loro ambiente circostante, diventando simboli identitari della comunità.

Ogni angolazione, dal concreto al metafisico, ci dimostra che l’architettura è molto più di semplici muri e tetti; è un dialogo continuo tra spazio e società, dove la collettività trova espressione e identità.

Stazione Ferrioviaria di Reggio Emilia – Santiago Calatrava.

La sfida per gli urbanisti e gli architetti è quella di essere redattori di questo tessuto sociale, curando e plasmando l’ambiente costruito per rispecchiare lo spirito del tempo e promuovere una qualità di vita elevata. Il loro lavoro, un equilibrio tra eredità del passato e prospettive future, ci ricorda che ogni elemento costruito è più di una risposta funzionale: è l’espressione di un bisogno collettivo di significato, appartenenza e connessione.

Quando architettura e urbanistica si incontrano con successo, nascono spazi che trascendono la funzione di puro transito e diventano scenari di vita pubblica, come i mercati cittadini, palcoscenici di cultura, socialità e storia.

Rem Koolhaas ha brillantemente osservato che la città contemporanea è un luogo di “collisioni incontrollate”. È il compito degli architetti e urbanisti coreografare queste collisioni in maniera tale da sostenere la complessità della vita urbana, in un’epoca di globalizzazione che richiede di mantenere un senso di identità locale, pur inserendosi in un tessuto globale.

Parigi – Renzo Piano – Centre Pompidou

L’architettura è la materializzazione del dialogo tra le nostre identità, individuali e collettive; è la concretizzazione di valori e umanità, un palcoscenico su cui si svolge la nostra storia quotidiana.

L’approccio degli architetti dovrebbe mirare a creare non solo spazi, ma ambienti che promuovano interazioni significative, riflettano i valori della comunità e contribuiscano al benessere collettivo. Questa visione olistica è la chiave per una progettazione urbana che sia veramente sostenibile, che guardi oltre l’ambientalismo per includere anche la resilienza sociale e culturale degli spazi che progettiamo.

In definitiva, l’architettura deve essere un coro di voci che parla non solo agli occhi ma anche al cuore e alla mente, un ambiente che accoglie e unisce, e che si pone come testimone delle molteplici sfumature della vita umana.

Foto in copertina: Aeroporto di Londra-Stansted

Dialoghi di Design: Intervista all’Arch. Giorgio Donà – Partner e Director di Stefano Boeri Interiors

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