Molti gli italiani che sono entrati almeno una volta nella nota catena danese di negozi Flying Tiger Copenaghen, il cui catalogo di articoli da regalo negli ultimi anni ha preso d’assalto il mercato con stravaganti prodotti di lusso a prezzi accessibili. I punti vendita si trovano nelle grandi città ma anche negli scali degli aeroporti e principali stazioni ferroviarie.

Il creatore di Tiger Lennart Lajboshitz a 20 anni è partito vendendo ombrelli al mercato di Copenaghen, a 36 anni apre il suo primo negozio. Oggi, Tiger è un marchio consolidato con 620 negozi in 28 paesi. Un successo straordinario che non finisce mai di stupire.

Lennart ammette di non avere avuto altra formazione se non quella semplice e strettamente pratica, acquisita in parte perché la cultura danese lo impone, in parte per adattamento: viaggiando continuamente per il mondo.

Lascia la scuola a 16 anni, non va all’università e non ha nemmeno le basi di management o formazione. “Self-made man”, è proprio il caso di dire. “Zebra” è il nome del suo primo esperimento commerciale. Poco dopo apre un altro punto vendita: è la volta di Tiger, era il 1995. La rivoluzione commerciale provocata da Tiger arriva in Italia nel 2011, prima a Torino e poi nel resto del Paese.

La distribuzione globale di Tiger avveniva attraverso un sistema di partnership commerciale; Tiger infatti non opera in franchising, ma attraverso una gestione regionale diretta. La storia personale di Lennart e quella di Tiikeri sono parallele. L’origine del nome riporta inevitabilmente alla mente un curioso aneddoto: dopo aver aperto un nuovo negozio, Lennart va in vacanza con la famiglia e ne affida temporaneamente la gestione al socio del fratello, che spesso crea un po’ di confusione con prezzi obbligatori.  Lennart, forse un po’ stufo della situazione, suggerisce di valutare tutti i prodotti secondo uno schema standard, usando lo slang danese per “tier”, equivalente a 10 corone. Da qui il nome Tiger.

 

Tiger a Flying Tiger Copenaghen: il nome del brand è cambiato 

 
Il nome e il logo, con cui si distingueva Tiger, dall’autunno 2027 è cambiato: sembra che uno ad uno tutti i negozi stiano adottando il nuovo nome Flying Tiger Copenhagen.  Il motivo, anche se non c’è molta documentazione in rete sull’argomento, è probabilmente dovuto all’esistenza del marchio Tiger da parte di terzi che ha impedito di estendere il proprio mercato in alcuni ambiti nazionali. Così il marchio Tiger, con una semplice trasformazione, ha potuto mantenere la propria identità. La tigre infatti c’è sempre, ma si trasforma in volante (flying). Rimane leggermente defilato nel logo il luogo di nascita danese (Copenhagen), anche se il marchio richiama a mondi più orientali, fatti di draghi e tigri volanti.

Come funziona l’idea commerciale di Flying Tiger Copenaghen

L’idea commerciale di un noto marchio si basa sul “tocco della tigre”. Ecco come funziona: Tiger acquista prodotti economici dai fornitori e poi commissiona la personalizzazione ai propri designer. E così è nato questo marchio. “È meglio prendere un oggetto funzionale e renderlo emotivo”, afferma Lennart. In un’intervista alla CNN, Lennart afferma di non volersi definire un uomo d’affari, ma un antropologo: non ama stare in ufficio, visita spesso i negozi, mettendosi nella cosiddetta consumatore e cerca costantemente di controllarne il gusto e il consumo. Potrebbe essere questo il motivo di un così grande successo?

I negozi sono solitamente costruiti su un unico piano per evitare distrazioni. Salvo eccezioni, come quello di Torino, il primo in Italia, che è su due piani. Il cliente che entra nel negozio sembra seguire un percorso guidato scandito da oggetti emozionanti che attirano costantemente la sua attenzione. Musica di sottofondo, divertimento e colori accesi sono costanti dell’esperienza Tiger.

Il lato esperienziale è sicuramente un valore aggiunto. Prodotti Tappetini, borse per la spesa, cuffie, capelli, pantofole, quaderni a colori, biglietti d’auguri, tazze, mappe delle porte, custodie per computer, pentole, biscotti, marshmallow, condimenti, tè, giochi da tavolo, occhiali da sole, gomme per grandi errori, formine per biscotti e cartoncino: questi sono solo alcuni dei prodotti Tiger.

Il cliente non ha vie di uscita e trova scampo solo quando può fare il suo acquisto. Ogni mese vengono aggiunti altri 300 pezzi ai prodotti continuativi, in modo che il cliente possa provare costantemente una sensazione di novità entrando in un negozio che non è mai identico.

Il marchio di vendita al dettaglio si concentra sulle promozioni in negozio e quindi sulla pubblicità tradizionale, dedicando invece pochissime energie alla comunicazione promozionale digitale. Tiger vuole comunicare attraverso le vetrine e riuscire ad attrarre le persone che entrano in negozio e sono attive sui social. La comunicazoine di Tigersi basa su divertimento, idee ed esperienze. Vemmer è convinto che sulla base di questi presupposti lo storytelling del brand possa utilizzare i contenuti messi online dai clienti, che sono un ponte attraverso il quale è possibile raggiungere nuovi potenziali clienti e nuovi posti nel mondo.

Tiger prevede di aprire 1.000 nuovi negozi durante i prossimi quattro anni. Indubbiamente un progetto ambizioso, ma è molto probabile che avrà alte possibilità di successo, considerando il percorso del brand negli ultimi anni.

 

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Donald Trung Quoc Don (Chữ Hán: 徵國單) – Wikimedia Commons – © CC BY-SA 4.0 International.(Want to use this image?)Original publication 📤: –Donald Trung 『徵國單』 (No Fake News 💬) (WikiProject Numismatics 💴) (Articles 📚) 11:54, 1 January 2021 (UTC),

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