di Piero Luigi Carcerano

Sono tornato da Hong Kong da pochi giorni e, una volta rientrato, questa città continua a risuonare nella mia mente. La baia scintillante sotto il sole, il cielo che si tinge di mille sfumature, e soprattutto la città che vive su più livelli, creando una sospensione quasi onirica tra uomo e movimento. Hong Kong è un palcoscenico urbano dove l’automobile e il pedone si muovono su piani diversi, interagendo nelle loro rispettive autonomie funzionali. È un luogo dove ogni strato architettonico e infrastrutturale dialoga con gli altri, permettendo una fluida connessione tra i diversi modi di vivere e muoversi. Questo gioco di livelli e prospettive, di contrasti tra pieno e vuoto, rende la città una sinfonia visiva che cattura e incanta chiunque abbia il privilegio di visitarla.

La città si svela come un intricato mosaico urbano, dove ogni strato architettonico e infrastrutturale dialoga con gli altri, permettendo una fluida connessione tra i diversi modi di vivere e muoversi degli abitanti e dei visitatori. Quando arrivi a Hong Kong, già dall’aereo, ti rendi conto che stai per entrare in un mondo diverso, un luogo dove la natura e l’urbanizzazione convivono in un’armoniosa combinazione. La discesa verso l’aeroporto internazionale ti offre una vista spettacolare della baia, un incanto che prepara il terreno per ciò che sta per venire.

La baia di Hong Kong, con le sue acque scintillanti, è un crocevia di rotte marittime e un fulcro di attività economica e culturale. Le sue coste sono costellate da una miriade di isole, grandi e piccole, che emergono come gemme incastonate in un mare cobalto. Le navi mercantili, i traghetti e le barche da pesca punteggiano l’orizzonte, creando un quadro in continua evoluzione, ricco di movimento e vita. Il cielo sopra la baia è un altro protagonista di questo spettacolo. A seconda dell’ora del giorno e delle condizioni meteorologiche, può cambiare dal blu brillante del mattino alle tonalità dorate del tramonto, fino alle sfumature rosate e violacee della sera. 

Hong Kong Skyline

Questo caleidoscopio di colori si riflette sulle acque della baia, creando uno spettacolo visivo che lascia un’impressione indelebile.

La baia non è solo un luogo di bellezza scenica, ma anche un ecosistema vibrante. Le sue acque ospitano una ricca biodiversità marina, dalle barriere coralline ai banchi di pesci, contribuendo alla salute ecologica dell’area. I numerosi parchi e riserve naturali lungo le coste offrono rifugi per la fauna e spazi di relax per gli abitanti e i turisti.

Quando visiti Hong Kong, la scopri poco per volta e non ti soffermi mai completamente su una parte specifica; ogni area, dall’Isola a Kowloon, si presenta con storie vissute in condizioni storiche e sociali diverse. L’Isola, più moderna e proiettata al futuro, si contrappone a Kowloon, più storica e radicata nel passato. Tuttavia, anche Kowloon sta sviluppandosi nella modernità con nuovi interventi sia urbani che architettonici, sfidando in tecnologia la stessa isola.

Hong Kong non si rivela immediatamente. Come un libro antico, la città svela le sue pagine una alla volta, chiedendo al visitatore di immergersi nelle sue storie e nei suoi segreti. Ogni area, dall’Isola a Kowloon, racconta storie diverse, vissute in condizioni storiche e sociali uniche. L’Isola di Hong Kong, con i suoi grattacieli scintillanti e le strade affollate, rappresenta il volto moderno e futuristico della città. È un luogo dove la tecnologia e l’innovazione si incontrano, creando un ambiente che sembra proiettato verso il futuro.

Dopo aver ammirato questo straordinario scenario, mi pongo una domanda inevitabile: come si è sedimentata Hong Kong nel tempo? Quali forze politiche, sociali e culturali hanno plasmato questa città unica? La risposta a queste domande non è semplice. Hong Kong è stata una colonia britannica per oltre un secolo, un periodo durante il quale la città ha sviluppato un’identità complessa e stratificata. Nel 1997, con la restituzione della sovranità alla Cina, Hong Kong è entrata in una nuova fase della sua storia, caratterizzata da una continua tensione tra l’eredità coloniale e l’influenza cinese.

Il porto di Aberdeen
Il porto di Aberdeen

Un’introduzione storica

La Gran Bretagna, nell’intraprendere la sua avventura coloniale, acquisì l’isola di Hong Kong nel 1842, seguita dalla penisola di Kowloon nel 1860. Tuttavia, fu nel 1898 che le ambizioni britanniche si estesero ulteriormente, con l’ottenimento dei Nuovi Territori in affitto per 99 anni, siglato nella Seconda Convenzione di Pechino. Questo accordo segnò l’inizio di un periodo cruciale per Hong Kong, con il Regno Unito che rafforzava la sua presenza nell’Estremo Oriente.

A seguito della sconfitta cinese nella guerra con il Giappone, le potenze europee sfruttarono la debolezza della Cina per ottenere concessioni. Tra marzo e aprile del 1898, diverse nazioni europee, tra cui Germania e Russia, imposero contratti di locazione per importanti territori cinesi, consolidando così la loro presenza in Asia. Anche la Francia non fu da meno, assicurandosi il controllo di Kwangchowan.

La Gran Bretagna, preoccupata dall’espansione delle altre potenze, intensificò le sue pressioni sull’Impero Qing per ottenere ulteriori concessioni territoriali. L’obiettivo era chiaro: preservare la sua egemonia nella regione e garantire un futuro sicuro per i suoi possedimenti coloniali. Fu in questo contesto che venne negoziata l’espansione di Hong Kong. La convenzione firmata il 9 giugno 1898 stabiliva che i territori a nord di Boundary Street e a sud del fiume Sham Chun, comprese le isole circostanti, fossero affittati al Regno Unito per 99 anni, fino al 30 giugno 1997.

Questo accordo, oltre a consolidare il controllo britannico, rappresentava un simbolo della politica coloniale dell’epoca, basata su contratti di lunga durata e strategie di espansione territoriale. La cittadella murata di Kowloon, esclusa dall’accordo e rimasta sotto il controllo cinese, rappresentava un’anomalia in un contesto di dominio straniero, simbolo di resistenza in un mare di influenza coloniale.

La decisione di optare per un contratto di locazione di 99 anni non fu casuale. Essa rifletteva la speranza britannica di una futura stabilizzazione del possedimento, in un’epoca di cambiamenti tumultuosi e incertezze geopolitiche. La Gran Bretagna mirava a stabilire una presenza duratura, garantendo al contempo la possibilità di rinegoziare e adattare i termini dell’accordo in futuro.

L’espansione territoriale di Hong Kong fu accompagnata da un rapido sviluppo economico e demografico. Le aree integrate nei distretti di Kowloon e nei Nuovi Territori divennero cruciali per accogliere la crescente popolazione e sostenere l’espansione urbana. La crescita economica fu sostenuta dalla creazione di infrastrutture moderne, che trasformarono Hong Kong in un importante centro commerciale e finanziario.

Nonostante la stabilità apparente, il futuro di Hong Kong rimase incerto. Le tensioni tra la Cina e le potenze europee continuarono a influenzare la politica regionale, mentre la popolazione locale si adattava alle nuove realtà del dominio coloniale. La città, con la sua miscela unica di influenze cinesi e occidentali, iniziò a sviluppare un’identità distintiva, caratterizzata da una vivace vita culturale e una crescente prosperità economica.

Hong Kong, China – 04 Gennaio,2014: People at Fife Street, Mong Kok, Hong Kong. Si tratta di una mini-stazione degli autobus a Mong Kok. Molti minibus sono parcheggiati in questa strada. — Foto di Dcylai

Con il boom economico e demografico, le aree vicine a Kowloon furono integrate nei distretti di Kowloon, non più inclusi nei Nuovi Territori. La crescita della popolazione rese cruciali i sobborghi periferici ai Nuovi Territori, dove risiede oggi la maggioranza della popolazione. Questo rese impossibile restituire solo il territorio affittato, dividendo Hong Kong in due parti. La Cina iniziò a fare pressioni sugli inglesi per restituire tutta Hong Kong, rifiutando i “trattati ineguali” imposti dalle potenze coloniali. Nel 1984, i governi del Regno Unito e della Repubblica popolare cinese siglarono la Dichiarazione congiunta sino-britannica, stabilendo il trasferimento della sovranità dei territori affittati, dell’Isola di Hong Kong e di Kowloon alla Repubblica Popolare Cinese il 1° luglio 1997, ponendo fine a 156 anni di dominio britannico.

La seconda guerra mondiale e l’occupazione giapponese

Oltre alla lunga parentesi di sovranità britannica, Hong Kong fu occupata dai giapponesi dal 23 dicembre 1941 al 15 agosto 1945, durante la Seconda guerra mondiale. La Battaglia di Hong Kong, combattuta tra l’8 e il 25 dicembre 1941, vide l’attacco giapponese alla colonia britannica, violando il diritto internazionale poiché il Giappone non aveva dichiarato guerra alla Gran Bretagna. La guarnigione alleata, composta da britannici, indiani, canadesi e volontari locali, si trovava in netta inferiorità numerica rispetto ai 50.000 soldati giapponesi.

Pagoda d’oro Kowloon foto di David_Franklin
Pagoda d’oro Kowloon foto di David_Franklin

L’esercito britannico sottovalutò le capacità giapponesi, considerando Hong Kong un avamposto economico e non rafforzandola adeguatamente. I giapponesi attaccarono l’8 dicembre 1941, poche ore dopo Pearl Harbor, bombardarono l’aeroporto di Kai Tak e costrinsero i cacciatorpediniere britannici a ritirarsi. L’11 dicembre, le forze britanniche evacuarono verso l’isola di Hong Kong sottopesanti bombardamenti. Maltby organizzò la difesa dell’isola, ma il 18 dicembre i giapponesi sbarcarono nel nord-est dell’isola, conquistandola rapidamente. Dopo 17 giorni di resistenza, gli ufficiali coloniali britannici, guidati dal governatore Sir Mark Aitchison Young, si arresero il 25 dicembre 1941, giorno noto come Black Christmas.

L’occupazione giapponese fu caratterizzata da legge marziale, campi di prigionia e internamento per soldati e civili britannici, carestia, povertà e malattie. La gendarmeria giapponese occupò stazioni di polizia e controllò il territorio in cinque divisioni. Dal punto di vista economico, i giapponesi presero il controllo delle attività commerciali, sostituendo il dollaro di Hong Kong con lo yen militare giapponese, causando inflazione e fallimento dei servizi pubblici. Molti cittadini furono deportati in Cina continentale, riducendo la popolazione di Hong Kong da 1,6 milioni nel 1941 a 600.000 nel 1945. Circa 10.000 civili furono giustiziati, molti altri torturati e mutilati.

Diverse forze di resistenza locali, come la Colonna dell’East River, si formarono contro l’occupazione. Alleati come l’USAAF attaccarono la flotta giapponese a Hong Kong, accelerando la sconfitta giapponese. L’occupazione terminò il 15 agosto 1945, quando il Giappone capitolò. Hong Kong fu ceduta alla Royal Navy il 30 agosto 1945, ripristinando il controllo britannico. Il generale giapponese Takashi Sakai fu processato e giustiziato come criminale di guerra nel settembre 1946.

La fase postbellica vide inizialmente incertezza sulla sovranità di Hong Kong, ma la Gran Bretagna riprese rapidamente il controllo. Negli anni ’50 e ’60, Hong Kong affrontò sfide significative come la necessità di alloggi per una popolazione in crescita, con numerosi progetti di housing pubblico e modernizzazione delle infrastrutture. Dagli anni ’70, Hong Kong si affermò come centro finanziario internazionale, con grattacieli iconici e una rete metropolitana efficiente.

Nel 1984, la Dichiarazione congiunta sino-britannica sancì il ritorno di Hong Kong alla Cina nel 1997. Dal 1997, Hong Kong è una Regione Amministrativa Speciale della Cina, operando sotto il principio “un paese, due sistemi”. Hong Kong ha continuato a svilupparsi come centro finanziario globale, investendo in infrastrutture sostenibili e progetti di riqualificazione urbana.

Hong Kong Central foto di Fazon1
Hong Kong Central foto di Fazon1

La fase del dopoguerra

La fase del dopoguerra si sarebbe rivelata abbastanza concitata. Infatti, all’indomani della resa giapponese, non era chiaro se il Regno Unito o la Repubblica di Cina avrebbero assunto la sovranità del territorio. Il Kuomintang di Chiang Kai-shek sperava vanamente che la Cina, per quanto concerneva gli ex territori occupati da potenze europee come Hong Kong e Macao, si sarebbe riunificata sotto la propria egida. Diversi anni prima, il Presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt aveva peraltro insistito sul fatto che il colonialismo sarebbe dovuto finire, e aveva promesso a Soong Mei-ling che Hong Kong sarebbe stata restituita alla sovranità cinese. Tuttavia, gli inglesi si mossero rapidamente e con astuzia per riprendere il controllo della città-provincia; appena sentita la notizia della resa giapponese, Franklin Gimson, Segretario coloniale di Hong Kong, fuggì dal suo campo di prigionia e si dichiarò governatore ad interim della città. Un ufficio governativo britannico fu frettolosamente ricostruito presso l’ex edificio della missione francese a Victoria, il giorno 1° settembre del 1945. Il 30 agosto 1945, l’ammiraglio britannico Sir Cecil Halliday Jepson Harcourt salpò per Hong Kong a bordo dell’incrociatore HMS Swiftsure per ristabilire de facto il controllo del governo britannico sulla colonia. Harcourt scelse personalmente il tenente canadese William Lore della Royal Canadian Navy come (allora il primo ufficiale alleato a terra), quale riconoscimento delle perdite subite dai soldati canadesi in difesa britannica di Hong Kong. Da lì a poco, il 16 settembre 1945 Harcourt accettò ufficialmente la resa giapponese proclamata direttamente nelle stanze del governatorato britannico da parte del generale maggiore Umekichi Okada e dal viceammiraglio Ruitaro Fujita.

HONG KONG 23 MAGGIO 2019: Distretto centrale: Traffico e vita cittadina in questo centro finanziario e commerciale internazionale asiatico. La città è una delle zone più popolate del mondo.  Foto di skymediapro
HONG KONG 23 MAGGIO 2019: Distretto centrale: Traffico e vita cittadina in questo centro finanziario e commerciale internazionale asiatico. La città è una delle zone più popolate del mondo.  Foto di skymediapro

La Ricostruzione Postbellica e l’Era del Boom Economico

Negli anni ’50 e ’60, Hong Kong si trovava in una fase di ricostruzione e sviluppo. La città affrontava sfide significative, come la necessità di alloggi per una popolazione in crescita. Furono costruiti numerosi complessi residenziali pubblici per ospitare i rifugiati della Cina continentale e per far fronte all’espansione demografica.

Progetti di Housing Pubblico: Gli edifici residenziali pubblici, come gli Shek Kip Mei Estate, furono tra i primi progetti realizzati per affrontare la crisi abitativa. Questi complessi erano semplici ma funzionali, progettati per ospitare migliaia di famiglie in unità abitative compatte.

Modernizzazione delle Infrastrutture: Furono intrapresi progetti significativi per migliorare le infrastrutture urbane. La costruzione di nuove strade, ponti e gallerie facilitò il traffico e il trasporto pubblico. Un esempio notevole è il Cross-Harbour Tunnel, inaugurato nel 1972, che collegava l’isola di Hong Kong con la penisola di Kowloon.

Gli anni ’70 e ’80 furono caratterizzati da una rapida crescita economica e da una crescente globalizzazione. Hong Kong si affermò come un centro finanziario internazionale, attrattivo per investitori e imprese di tutto il mondo.

The Arch in West Kowloon. Foto Piero Luigi Carcerano

Grattacieli Iconici: In questo periodo furono costruiti alcuni dei grattacieli più iconici della città, come il Jardine House (1972) e il Hopewell Centre (1980). Questi edifici non solo ridefinirono lo skyline di Hong Kong, ma divennero simboli della sua crescente prosperità.

Il Mass Transit Railway (MTR): Nel 1979 fu inaugurato il primo tratto della rete metropolitana di Hong Kong, il Mass Transit Railway (MTR). Questa infrastruttura rivoluzionò il trasporto pubblico in città, rendendo più facile e veloce spostarsi tra le diverse aree metropolitane

Hong Kong – 18 settembre 2023: Cross Harbour Tunnel road — Foto di SangaPark

La Preparazione per la Restituzione alla Cina

Anni ’80 e ’90: Verso il 1997

Con l’avvicinarsi della fine del contratto di locazione dei Nuovi Territori, il futuro di Hong Kong diventò un tema centrale nelle discussioni tra il Regno Unito e la Cina. Nel 1984, i due governi firmarono la Dichiarazione congiunta sino-britannica, che sanciva il ritorno di Hong Kong alla sovranità cinese il 1° luglio 1997.

Progetti di Sviluppo Urbano: In vista del passaggio di sovranità, furono intrapresi numerosi progetti di sviluppo urbano per modernizzare la città. L’Aeroporto Internazionale di Hong Kong a Chek Lap Kok, inaugurato nel 1998, è uno degli esempi più significativi di queste iniziative.

Hong Kong Convention and Exhibition Centre: Inaugurato nel 1988, il centro è diventato uno dei principali luoghi per conferenze e fiere internazionali. La sua espansione, completata nel 1997, simboleggia l’importanza di Hong Kong come hub commerciale globale.

Dal 1997 a Oggi: Continuità e Cambiamento

Dopo il passaggio di sovranità nel 1997, Hong Kong è diventata una Regione Amministrativa Speciale della Cina, operando sotto il principio “un paese, due sistemi”. Questo accordo ha permesso a Hong Kong di mantenere un alto grado di autonomia, preservando il suo sistema legale e le sue libertà economiche.

Crescita Continua del Settore Finanziario: Hong Kong ha continuato a svilupparsi come uno dei principali centri finanziari del mondo. Edifici come l’International Finance Centre (IFC) e l’International Commerce Centre (ICC) sono diventati simboli della potenza economica della città. Negli ultimi decenni, Hong Kong ha investito massicciamente nelle infrastrutture. La Hong Kong-Zhuhai-Macau Bridge, inaugurata nel 2018, è un’opera ingegneristica impressionante che collega Hong Kong con Macau e Zhuhai, facilitando i trasporti e il commercio nella regione.

Negli ultimi anni ha abbracciato la sostenibilità come parte integrante della sua strategia di sviluppo urbano. Molti nuovi edifici e progetti di riqualificazione sono progettati con criteri di efficienza energetica e sostenibilità ambientale.

Green Building: Edifici come l’One Island East e il K11 Atelier sono progettati per minimizzare l’impatto ambientale, utilizzando tecnologie avanzate per il risparmio energetico e la gestione delle risorse e sta investendo nella riqualificazione delle aree urbane degradate, trasformando vecchi complessi residenziali e industriali in spazi verdi e comunitari, migliorando la qualità della vita per i residenti.

Veduta del ponte trasversale più lungo del mondo, il ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao, nella città di Zhuhai, provincia del Guangdong nella Cina meridionale, 6 settembre 2018 — Foto di ChinaImages

Veduta del ponte trasversale più lungo del mondo, il ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao, nella città di Zhuhai, provincia del Guangdong nella Cina meridionale, 6 settembre 2018 — Foto di ChinaImages

Hong Kong non è una città che si osserva, ma un testo da decifrare, un palinsesto in cui ogni angolo, ogni edificio, racconta la storia di una cultura che ha saputo fondere tradizione, colonizzazione e modernità. Come architetto, il mio viaggio in questa città non è stato solo un’esperienza visiva, ma un’immersione nella storia e nella cultura, una continua scoperta di significati nascosti. Hong Kong è il paradigma di come l’architettura trascenda i mattoni e il cemento per diventare espressione di un’identità collettiva, di una visione del futuro che non dimentica il passato. Guardando indietro ai giorni trascorsi in questa città affascinante, porto con me ispirazione e un rispetto profondo per la sua capacità di abbracciare passato e futuro con uguale intensità. Hong Kong non è solo una città da visitare, ma un luogo da vivere e comprendere, un crocevia dove l’architettura narra la storia di un popolo e le sue aspirazioni verso l’avvenire. E per meglio comprendere questa narrazione, mi soffermerò su due aree emblematiche di Hong Kong, completando così il racconto di una città che continuerà a stupirci nel tempo.


Veduta della torre della Bank of China (BOC) Architetto Pei , a sinistra, e del Cheung Kong Centre di Hong Kong, Cina, 29 maggio 2007 — Foto di ChinaImages

Kowloon e Central (sull’isola di Hong Kong) rappresentano due dei poli più dinamici e contrastanti della città di Hong Kong. Kowloon, situato sulla terraferma, si estende a nord della penisola di Hong Kong ed è noto per la sua densità urbana, mercati vivaci e una vibrante cultura locale. A partire dagli anni ’50, Kowloon ha visto una rapida urbanizzazione, con edifici residenziali alti e una miscela unica di tradizione e modernità, caratterizzata da una fitta rete di strade, mercati notturni come Temple Street e attrazioni culturali come il Kowloon Walled City Park. Central, invece, è il cuore pulsante dell’isola di Hong Kong, fungendo da principale distretto finanziario e commerciale. Questa zona è celebre per i suoi grattacieli iconici, come il Bank of China Tower e l’HSBC Building, e rappresenta un centro nevralgico per il business internazionale, ospitando sedi di importanti multinazionali e istituzioni finanziarie. Central è anche un’area ricca di storia coloniale, con edifici storici ben conservati accanto a moderne strutture architettoniche, offrendo un mix affascinante di passato e futuro. In sintesi, Kowloon e Central offrono due prospettive diverse ma complementari di Hong Kong, unendo tradizione e innovazione in un unico paesaggio urbano vibrante.

Veduta della torre della Bank of China (BOC) Architetto Pei , a sinistra, e del Cheung Kong Centre di Hong Kong, Cina, 29 maggio 2007 — Foto di ChinaImages

Ci soffermiamo su due delle aree più dinamiche e distintive di Hong Kong: Kowloon e Central. Kowloon, situato a nord della penisola, è una zona vivace e densamente popolata, nota per i suoi mercati affollati e la ricca cultura locale, offrendo uno sguardo autentico sulla quotidianità della città. Central, sull’isola di Hong Kong, è il principale distretto finanziario e commerciale, celebre per i suoi grattacieli iconici e un ambiente cosmopolita che fonde storia coloniale e innovazione architettonica. Insieme, queste due aree illustrano la dualità di Hong Kong, unendo tradizione e progresso in un unico paesaggio urbano affascinante.

Città Murata HK. Wikipedia

Kowloon e la città Murata

La Città Murata di Kowloon, originariamente costruita come forte militare durante la dinastia Song, divenne nota per la sua anarchia e densità abitativa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Situata su soli 2,6 ettari, ospitava circa 50.000 persone, rendendola uno dei luoghi più densamente popolati al mondo. Gli edifici erano ammassati uno sopra l’altro, creando un labirinto verticale di vicoli e passaggi bui, con condizioni di vita estremamente difficili. Nonostante la scarsa igiene, l’assenza di luce solare e la criminalità diffusa, gli abitanti svilupparono una comunità autonoma con negozi, scuole e fabbriche illegali. La presenza della Triade, un’organizzazione criminale, aggiungeva un ulteriore strato di pericolo e anarchia. Nel 1987, i governi di Hong Kong e della Cina decisero di demolire la città murata, un processo completato nel 1994. Al suo posto fu creato il Kowloon Walled City Park, un giardino tradizionale cinese che commemora la storia del luogo, preservando alcuni resti storici come la Yamen e parti delle antiche mura. 

Kowloon Oggi: Un Mosaico di Modernità e Tradizione

Kowloon, una delle aree più vivaci di Hong Kong, è oggi un simbolo di continua evoluzione. Il suo skyline moderno, dominato da grattacieli come l’International Commerce Centre (ICC), riflette lo sviluppo urbano e tecnologico. L’ICC, il più alto grattacielo di Hong Kong con i suoi 484 metri, ospita uffici, un hotel di lusso e un osservatorio panoramico.

Nel frattempo, il West Kowloon Cultural District è diventato un centro culturale e commerciale di rilievo, ospitando musei come il M+ Museum e teatri come il Xiqu Centre. Questi sviluppi attraggono sia residenti che turisti, trasformando l’area in un vibrante hub culturale.

Nonostante la modernizzazione, Kowloon mantiene una forte identità locale. I mercati tradizionali, come il Ladies Market e il Temple Street Night Market, offrono un assaggio autentico della cultura locale, con abiti, elettronica, artigianato e street food. Quartieri storici come Yau Ma Tei e Sham Shui Po conservano edifici in stile tong lau, che raccontano storie di vita quotidiana e tradizioni secolari.

Kowloon affronta sfide legate alla densità abitativa, con una delle più alte densità di popolazione al mondo. Progetti di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile sono in corso per migliorare la qualità della vita. L’attenzione crescente alla sostenibilità ha portato alla creazione di nuovi spazi verdi, come il Kowloon Walled City Park, trasformando aree problematiche in oasi verdi per la comunità.

The Arch in West Kowloon. Foto Piero Luigi Carcerano

L’isola di Hong Kong

L’isola di Hong Kong, in particolare le aree di Central e Wan Chai, offre un quadro affascinante dell’evoluzione architettonica, dalle origini coloniali fino alle innovazioni contemporanee. La colonizzazione britannica, iniziata nel 1841, trasformò Central nel centro amministrativo e commerciale della nuova colonia. Gli edifici costruiti in questo periodo riflettono lo stile vittoriano e edwardiano, caratterizzati da dettagli ornamentali e facciate simmetriche. Esempi significativi includono la St. John’s Cathedral, costruita nel 1847, e il The Old Supreme Court Building del 1912, un classico esempio di architettura neoclassica. Negli anni ’20 e ’30, l’influenza dell’Art Deco si fece sentire con edifici come il China Building. La Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione giapponese (1941-1945) causarono danni significativi, ma la ripresa post-bellica portò una rinascita architettonica. L’architettura modernista divenne dominante tra il 1945 e il 1970, con l’uso di linee pulite e materiali come cemento armato e vetro, come esemplificato dal Jardine House del 1972. Negli anni ’70 e ’80, lo stile dell’architettura internazionale, con l’uso estensivo di vetro e acciaio, prese piede con edifici come il Connaught Centre (ora Jardine House). L’architettura postmoderna degli anni ’80 e ’90, caratterizzata da un mix di elementi storici e moderni, portò alla costruzione di edifici emblematici come il Hong Kong Bank Headquarters (HSBC Building) di Norman Foster, completato nel 1985. Il periodo contemporaneo vede l’uso di tecnologie avanzate e design sostenibili, con esempi come l’International Finance Centre (IFC), completato nel 2003, e il Central Plaza del 1992. Tra i grandi architetti che hanno contribuito a plasmare il volto di Central e Wan Chai, spicca anche I. M. Pei, il cui contributo ha notevolmente rafforzato l’immagine tecnologica e avanguardistica della città. Il suo progetto più iconico, il Bank of China Tower, completato nel 1990, con la sua forma prismatica unica e la struttura in vetro e acciaio, rappresenta non solo un traguardo ingegneristico ma anche un simbolo di modernità e progresso. Pei ha introdotto a Hong Kong un design che unisce estetica e funzionalità, utilizzando tecnologie avanzate per creare edifici che sono allo stesso tempo efficienti e spettacolari. Grandi architetti hanno lasciato il loro segno a Central e Wan Chai, tra cui Norman Foster, noto per l’HSBC Building, I. M. Pei per il Bank of China Tower, César Pelli per l’International Finance Centre, e Rocco Yim, che ha progettato vari edifici significativi nell’area. Central e Wan Chai rimangono centri vitali di attività economica, culturale e sociale, riflettendo sia il ricco passato storico che il dinamismo del presente.

The Arch in West Kowloon. Foto Piero Luigi Carcerano
The Arch in West Kowloon. Foto Piero Luigi Carcerano

In conclusione 

Hong Kong, con la sua capacità unica di fondere tradizione e modernità, rappresenta un palinsesto urbano di straordinaria complessità e bellezza. Ogni quartiere, ogni edificio, racconta una storia che va oltre i confini del tempo, intrecciando le radici storiche con le aspirazioni future. L’analisi delle aree di Kowloon e Central ci permette di comprendere meglio questa metropoli affascinante. Kowloon, con i suoi mercati vibranti e la ricca cultura locale, incarna l’anima tradizionale di Hong Kong, offrendo uno sguardo autentico sulla vita quotidiana e le tradizioni del popolo. Central, con i suoi grattacieli imponenti e il dinamismo cosmopolita, rappresenta il cuore finanziario e commerciale della città, simbolo di innovazione e progresso.

Grandi architetti come Norman Foster, I. M. Pei e César Pelli hanno contribuito a plasmare lo skyline di Central, introducendo un linguaggio architettonico che riflette l’aspirazione di Hong Kong verso il futuro. Il Bank of China Tower di Pei, con la sua struttura prismatica e tecnologicamente avanzata, è un esempio lampante di come l’architettura possa essere un simbolo di modernità e innovazione.

In definitiva, Hong Kong non è solo una città da visitare, ma un luogo da vivere e comprendere. È un crocevia di culture, un laboratorio di architettura e urbanistica, e una fonte inesauribile di ispirazione. Il viaggio attraverso le sue aree emblematiche, come Kowloon e Central, ci offre una visione completa di una città che continua a evolversi, abbracciando il passato e il futuro con eguale passione. Questa metropoli, con la sua capacità di stupire e innovare, resterà un simbolo di resilienza e creatività per le generazioni future.

Concludo questo racconto consapevole che continuerò a seguirne l’evoluzione nel tempo, osservando le ulteriori innovazioni di cui Hong Kong è capace. Questo è solo un capitolo di una storia che continuerò a esplorare e raccontare, ispirato dalla straordinaria capacità di questa città di reinventarsi e prosperare.

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Piero Luigi Carcerano, architetto e designer internazionale, conduce il laboratorio torinese Frontiere Design. Presidente della Commissione Comunicazione ed Editoria dell’INBAR e Vicedirettore di Interiorissimi, promuove bioarchitettura e design etico. Pioniere digitale, nel 1999 realizza il primo centro italiano di realtà virtuale applicata alla progettazione. Ha firmato in Cina il Parco di Innovazione Industriale e i Ponti Ecologici di Zibo, premiati con il Gold Award Qilu Cap 2023. Riconosciuto dal Bond Street Award 2024 e dal Premio Bronzi di Riace 2021, è autore di “Automotive Design and Engineering”, “Armonie Urbane” e “Oltre lo Specchio”

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