Di Veronica Presti 

La Giornata internazionale per la libertà di stampa venne proclamata il 3 maggio del 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dietro raccomandazione della Conferenza Generale dell’UNESCO.

Il 3 maggio è la Giornata mondiale per la libertà di stampaLa data è tutt’altro che casuale, le intenzioni si legavano al seminario dell’UNESCO volto a  promuovere l’indipendenza e il pluralismo della stampa africana, Promoting an Independent and Pluralistic African Press, (dal 29 aprile al 3 maggio del 1991 a Windhoek in Namibia). 

Da qui si ebbe la redazione della Dichiarazione di Windhoek, in cui si enunciano  i princìpi in difesa della libertà di stampa, del pluralismo e dell’indipendenza dei media come elementi fondamentali per la difesa della democrazia e il rispetto dei diritti umani.

La libertà di opinione e la libertà di espressione sono riconosciuti a livello nazionale dalle Costituzioni dei singoli Stati, a livello europeo dall’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e a livello internazionale dall’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione, tale diritto include la libertà di opinione senza interferenze e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza frontiere”.

La libertà di stampa, che si fondi su qualsiasi mezzo di diffusione, è da considerarsi come uno dei pilastri della democrazia. 

La libera manifestazione del pensiero, è struttura della società democratica per eccellenza, in cui si respinge ogni forma di censura e controllo della stampa, una stampa che, per quanto debba sempre tutelare la libertà di parola, al contempo deve garantire, l’adito, ad una comunicazione veritiera e completa. 

In tema di libertà di stampa, calzante è stata  l’esperienza indotta dalla pandemia, che ha mostrato le due facce dell’informazione, da un lato la mole, il flusso imponente di notizie ad accesso libero sul web, di contro la probabilità di incappare inconsapevolmente in notizie fake.

Secondo il rapporto per l’anno 2022, relativo al World Press Freedom Index,  indicatore in maniera simultanea tanto della libertà e autonomia dei media, quanto soprattutto strumento di valutazione del rispetto e della tutela dei diritti democratici nei Paesi presi in esame; in vetta  si riconfermano, i Paesi scandinavi, Norvegia, Danimarca e Svezia, seguite da Estonia, Finlandia, Irlanda, Portogallo, Costa Rica, Lituania, Liechtenstein e Nuova Zelanda. Il Regno Unito si attesta al 24° posto, la Francia al 26°, gli Stati Uniti al 42°, la Russia al 155°. In coda, invece, Cina, Myanmar, Turkmenistan, Iran, Eritrea e Corea del Nord. L’Italia arriva solo al 58° posto, perdendo ben 17 posizioni rispetto al 2021. Si tratta di un dato molto grave, anche in considerazione del fatto che l’Italia, negli ultimi anni, aveva riguadagnato posizioni, salendo dalla 77esima del 2016 alla 41esima del 2021.

In riferimento al dato italiano,  il decadimento delle condizioni del giornalismo, va imputato a molteplici fattori, primo su tutti l’autocensura, alcuni giornalisti tendono ad autocensurarsi, uniformandosi alla linea editoriale della testata per cui scrivono, ma soprattutto per non andare incontro alle incertezze giuridiche della professione, che possono essere denunce per diffamazione o più generiche contestazioni, per le opinioni e le posizione intraprese. 

Il rapporto, descrive di un  peggioramento complessivo della situazione relativamente alla libertà di stampa e all’esercizio della professione giornalistica,  che tiene conto anche  di un altro fattore frequente, le importanti contrapposizioni all’interno della medesima area geografica, basti pensare all’ Europa, che è rappresentata tanto dai virtuosismi Scandinavi, quanto dai Paesi dell’Europa meridionale e orientale.

Nelle aree più critiche, realtà geopolitiche complesse, in cui i governi repressivi, con coercizione controllano e manipolano l’informazione, il ruolo dei giornalisti, diventa altamente complesso e rischioso per la loro incolumità, possono essere coinvolti in azioni legali, o nei casi più estremi arrestati e uccisi.

I giornalisti,  si trovano a dovere fronteggiare la diffusione di fake news, agevolata da un controllo totalitario sulle notizie e sulla diffusione delle medesime.

Se in questo complesso quadro si evince una crisi giornalistica, a monte vanno ricercate le cause, sicuramente la mancanza di fiducia verso i mass media, indotta in  buona parte anche da un’utenza sempre meno erudita e sempre più facilmente plasmabile, attraverso un uso improprio dei social media.

La crisi economica, che comporta delle scelte di allocazione di risorse finanziare, che pongono a rischio categorie che un popolo,  non dovrebbe mai mettere in dubbio, ossia, istruzione e informazione. 

E la crisi democratica, la più evidente tra le cause, la democrazia e l’espressione  della stessa all’interno di un Stato è del resto direttamente proporzionale alla libertà di stampa.

Secondo la Freedom House, organizzazione non governativa internazionale, con sede a Washington, che conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche e diritti umani, attraverso il suo rapporto annuale il  Freedom in the world, in termini di libertà globale si è assistito ad una diminuzione per il 17° anno consecutivo nel 2022.

35 sono i paesi, che  hanno subito un deterioramento dei loro diritti politici e delle libertà civili, ma un  totale di 34 paesi ha registrato un progressivo miglioramento durante l’anno, la discrepanza,  tra il numero di paesi che sono migliorati e quelli che sono diminuiti è stata la più serrata mai registrata dall’inizio del modello negativo, suggerendo ai governi e alle società democratiche un diverso modus operandi, volto ad una totale cooperazione, al fine unico di eliminare gradualmente le conquiste autoritarie. 

giornalisti guerra ucraina russia

Da un’attenta analisi, le circostanze e condizioni che hanno portato ad un declino dei diritti umani nel 2022, vanno rivendicate, in primis nella  guerra di aggressione di Mosca in Ucraina, così come i colpi di stato e altri attacchi alle istituzioni democratiche in Brasile, Burkina Faso, Perù e Tunisia, hanno contribuito al declino generale nel 2022.

Oggi, il 39% della popolazione mondiale vive in paesi classificati come non liberi, mentre solo il 20% vive in paesi liberi.

Fonte:  agenparl.eu 

Articolo precedenteQuali elettrodomestici e accessori smart servono in una casa?
Articolo successivoCome creare una password sicura: quanti e quali caratteri?
Corrispondente da Abu Dhabi (Emirati Arabi) Ha frequentato la facoltà dì giurisprudenza di Ravenna, distaccamento di Alma Mater di Bologna. Sposata con due figli, ha intrapreso la scelta famigliare di vita all’estero. Ha trascorso diversi anni in Egitto, operando in varie associazioni umanitarie del luogo e vissuto in prima persona la primavera araba e le trasformazioni del Paese dal punto di vista geopolitico. È appassionata di fotografia e di arte in genere. Ha gestito un blog semiserio rivolto alle mamme all’estero. Trasferita negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi, ha provato a rimettersi in gioco frequentando un Corso di Interior Design e raccontando le meraviglie del mondo arabo, mistero, tradizione e fascino di un’architettura e di un design cosmopoliti. Vive nelle Etihad Towers, un complesso di 5 grattacieli, che rappresentano un’attrazione di Abu Dhabi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui