Pochi lo frequentano, non è comodo e risulta frammentato. Attualmente, si parla di metaversi al plurale. Tuttavia, per diventare il successore del web, c’è ancora un lungo cammino da percorrere. 

Al momento, il concetto di metaverso è ancora lontano e ci troviamo invece di fronte a diversi progetti di realtà estesa, che non sono ancora completamente integrati tra loro. Anche se questi progetti sono utili per le applicazioni specifiche per cui sono stati creati, risultano ancora frammentati e non sono in grado di costituire un mondo unificato e ambizioso come sarebbe il successore del web. Al momento, questi progetti assomigliano più a siti web isolati piuttosto che a un’esperienza completa e connessa.

Lo confermano i dati del primo Osservatorio Realtà Aumentata e Metaverso del Politecnico di Milano che ha descritto una situazione in cui la discussione è stata depurata dalle visioni estremiste, delineando una visione realistica del presente e del futuro possibile.

Nonostante l’entusiasmo dell’anno scorso, gli investimenti e le applicazioni pratiche della tecnologia continuano a crescere. Tuttavia, ci sono ancora problemi da risolvere, tra cui il fatto che ci sono poche persone coinvolte attualmente nel metaverso. La direttrice della ricerca Valeria Portale ha descritto questa situazione come “quattro gatti nel metaverso”. In altre parole, c’è ancora molto da fare per rendere il metaverso più accessibile e coinvolgente. Tuttavia, nonostante questi problemi, il metaverso non è morto e continua a rappresentare una possibilità per il futuro.

Il Metaverso non esiste ancora: ma le aziende continuano a investire

L’Osservatorio ha individuato due fasi distinte nella storia del metaverso. La prima fase, chiamata “hype”, è stata caratterizzata da un’enorme attenzione mediatica e da un’entusiasmo sproporzionato rispetto alla realtà. Tra la fine del 2021 e la seconda metà del 2022, le grandi aziende tecnologiche hanno iniziato a individuare il metaverso come il futuro, con addirittura il cambio di nome di Facebook in Meta. Tuttavia, dopo poche settimane, l’entusiasmo sembrava essersi esaurito e il metaverso è stato messo da parte a favore dell’intelligenza artificiale.

metaverso

Secondo l’Osservatorio, anche se alcune aziende hanno ridotto gli investimenti e cancellato alcuni progetti legati al metaverso, ci sono ancora molte altre aziende che continuano a credere in questa tecnologia e ad investirci. Ad esempio, Meta (ex Facebook) dovrebbe investire 19 miliardi di dollari quest’anno, Microsoft ha stretto una partnership con Nvidia per le applicazioni industriali, Samsung, Qualcomm e Google hanno sottoscritto un patto per una piattaforma di realtà estesa e Apple potrebbe lanciare un proprio visore. Inoltre, anche l’Unione Europea sta investendo nella tecnologia per i mondi virtuali e ha l’obiettivo di diventare il miglior posto per lo sviluppo di queste tecnologie. Oscar Arnau, policy and programme assistant della Commissione, ha confermato questo obiettivo.

È vero che il Metaverso non esiste?

Al momento, i metaversi sono costituiti da diversi progetti di realtà estesa, tra cui realtà virtuale, aumentata e mista. Secondo l’Osservatorio, su 231 di questi progetti esaminati, il turismo-arte e il retail rappresentano quasi il 60% delle applicazioni, con una percentuale significativa di consumatori interessati a questi settori. Sebbene l’utilizzo della realtà estesa abbia portato a risultati tangibili in termini di ricavi (attraverso il raggiungimento di nuovi clienti), di costi (riduzione dei resi nelle vendite) e di produttività (basso tasso di errore), questi progetti rimangono frammentati e non costituiscono ancora il metaverso completo come ci si aspetta. In altre parole, questi sono siti o applicazioni singoli e non rappresentano ancora il web del futuro.

Metaverso: come la realtà virtuale sta cambiando il modo di lavorare

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Iscritto all’ordine dei giornalisti del Piemonte. Dopo gli studi al Politecnico di Torino e un Master in Scienze della Comunicazione svolge le sue prime docenze presso la Facoltà di Architettura, all’Università di Torino e all’Università Statale di Milano su materie legate alla comunicazione digitale e alla progettazione CAD architettonica. Nel 1998, sotto la supervisione del direttore del laboratorio modelli reali e virtuali, realizza l’opera multimediale vincitrice del Premio Compasso d’Oro Menzione d’Onore. Ha collaborato e diretto da oltre 20 anni decine di testate giornalistiche. Ha pubblicato due libri sulla comunicazione digitale di impresa ed è stato relatore di tesi al Matec – Master in Progettazione e Management del Multimedia per la Comunicazione (Torino) e all’estero (Miami, USA). Attualmente insegna comunicazione digitale e nuovi media, giornalismo scientifico e materie legate alla progettazione architettonica e alla bioarchitettura. Contatti Email: info@interiorissimi.it

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