di Piero Luigi Carcerano
Presidente della Commissione Comunicazione ed Editoria di INBAR

Nel quadro delineato dal programma, la giornata organizzata a Napoli alla Mostra d’Oltremare, nell’ambito di ARKEDA, è il luogo in cui le questioni affrontate sul piano teorico si condensano in un confronto diretto tra istituzioni, ricerca e pratica professionale.

Dopo la registrazione e i saluti istituzionali, l’introduzione è affidata a Piero Luigi Carcerano che ricostruisce il percorso che ha portato alla definizione del progetto e ne chiarisce le parole chiave: flussi, membrane, relazioni tra acqua, suolo, edifici e politiche di trasformazione.

L’apertura dei lavori da parte dell’Arch. Anna Carulli segna il vero cambio di passo della giornata. La presidente dell’Istituto non si limita a contestualizzare l’evento, ma trasforma il seminario in un osservatorio privilegiato sul ruolo pubblico della bioarchitettura oggi, intrecciando clima, città, politiche e responsabilità professionale in un unico quadro coerente.

Il suo intervento è a tutto tondo. Da un lato richiama la necessità di leggere i contesti urbani alla luce dei processi ambientali complessivi, acqua, suolo, energia, qualità dell’aria, superando definitivamente una visione puramente compositiva dell’architettura. Dall’altro rifiuta la separazione rassicurante tra tecnica e politica: le scelte progettuali, ricorda, sono sempre anche scelte di indirizzo civile, perché incidono sui diritti fondamentali di chi abita i territori.

In questa prospettiva, Carulli indica come decisiva la costruzione di alleanze strutturali tra istituzioni, ordini professionali, imprese e mondo della ricerca. Non per aggiungere un ulteriore “specialismo”, ma per fare della bioarchitettura un vero dispositivo di governo delle trasformazioni: capace di misurare la coerenza tra dichiarazioni di sostenibilità e pratiche reali, dal dettaglio costruttivo alle strategie urbane e territoriali.

piero-carcerano-ibnbarDa sx. – Piero Luigi Carcerano. Anna Carulli, Giò Dardano, Claudio Grimellini2

L’intervento di Claudio Grimellini, già docente di Tecnologia dell’Architettura all’Università di Napoli Federico II, concentra l’attenzione sul patrimonio costruito. Attraverso esempi di restauro e rifunzionalizzazione di complessi storici, mostra come sia possibile introdurre logiche di scambio, filtrazione e regolazione dei flussi all’interno di strutture edilizie nate in contesti climatici e tecnologici diversi, lavorando sugli spessori, sui contatti con il suolo, sulla gestione dell’umidità e delle acque superficiali.

L’Arch. Giò Dardano Consigliere Nazionale, Responsabile affari costituzionali INBAR, allarga lo sguardo alla scala nazionale, indagando il rapporto storicamente mutevole tra città italiane e risorsa idrica. La sua analisi mette in luce come diverse stagioni del progetto urbano abbiano di volta in volta reso l’acqua visibile, centrale, oppure l’abbiano rimossa nel sottosuolo tecnico, fino a quando la crisi climatica ne ha imposto il ritorno all’attenzione. Ne deriva l’esigenza di un lessico aggiornato per descrivere flussi, soglie, continuità ambientali all’interno del discorso disciplinare.

L’Arch. Carla Calvino Consigliere Nazionale, Responsabile Area Sud, INBAR, entra nel campo degli strumenti cogenti: criteri ambientali minimi per edilizia, infrastrutture e verde, requisiti DNSH, procedure e standard. Il suo contributo insiste sulla possibilità di leggere questi dispositivi non come apparato estraneo al progetto, ma come condensazione di ricerche, sperimentazioni e obiettivi ambientali che possono orientare in modo preciso piani, bandi, concorsi e appalti.

L’ing. Marcello Lanza, Tesoriere Sezione Provinciale di Napoli, INBAR, porta il discorso sul terreno delle applicazioni, presentando soluzioni progettuali in cui gestione delle acque meteoriche, organizzazione degli spazi aperti, scelte tecnologiche sugli involucri e assetto degli impianti vengono letti come frammenti di un sistema coerente. I casi illustrati mostrano come la logica degli scambi regolati possa essere tradotta in configurazioni spaziali riconoscibili e in procedure operative.

Infine, Dott. Agronomo Fabrizio Cembalo, Socio Sezione Provinciale di Napoli, INBAR, concentra l’attenzione su suolo e vegetazione, leggendo i progetti di riqualificazione di aree verdi come veri e propri dispositivi ambientali: superfici permeabili, sistemi radicali, stratigrafie di terreno e specie arboree diventano elementi attraverso cui si governano infiltrazione, ombra, microclimi e qualità dello spazio pubblico.

A conclusione delle relazioni, la tavola rotonda ha offerto lo spazio in cui queste diverse traiettorie sono state messe in relazione esplicita. Coordinata da Piero Luigi Carcerano, la discussione non si è limitata alla sequenza di interventi individuali, ma ha lavorato sui nessi: tra restauro e progetto del paesaggio, tra salute pubblica e norme ambientali, tra tecnologie costruttive e gestione dei suoli, tra strategie nazionali e condizioni locali. Le domande e le sollecitazioni hanno spinto i relatori a riprendere i propri contributi alla luce degli altri, facendo emergere convergenze, differenze di approccio, punti ancora da esplorare.

Nel momento conclusivo, una sintesi ragionata ha raccolto i fili principali emersi nel corso della giornata: la necessità di leggere i territori attraverso i flussi che li attraversano, il ruolo della normativa come parte attiva del progetto, l’importanza del patrimonio costruito e degli spazi aperti come laboratori per pratiche osmotiche, il valore delle alleanze tra mondi professionali, ricerca e amministrazioni. Non una chiusura retorica, ma l’indicazione di un lavoro da proseguire, in cui quanto discusso a Napoli possa tradursi in criteri operativi, percorsi formativi e ulteriori momenti di confronto in altri contesti.

Parallelamente, all’interno dello stesso spazio conferenze è stata allestita una mostra di progetti di bioarchitettura e bioclimatica realizzati dai soci INBAR: pannelli, elaborati grafici e materiali di ricerca che hanno dato forma visibile ai temi discussi, trasformando lo spazio del convegno in un luogo in cui i concetti di osmosi urbana, gestione dei flussi ambientali e qualità dello spazio pubblico erano immediatamente leggibili attraverso casi concreti.

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