Nel cuore del quartiere Certosa, un ex edificio industriale riconvertito in casa-atelier accoglie il nuovo hub creativo di Light Station, marchio italiano indipendente fondato da Paolo Alese. L’inaugurazione prende forma attraverso In-vu, un evento espositivo che porta in città un dialogo interdisciplinare tra luce, arte e design.
Dopo il progetto Unveiling Lights, realizzato con la NABA di Roma, Light Station continua la sua ricerca sulla percezione luminosa, trasformando lo spazio in un laboratorio culturale dove installazioni, performance e opere d’arte dialogano tra loro. Il nome dell’evento, In-vu [ɛ̃ˈvy], nasce da un neologismo che intreccia il francese vu (“visto”) con il prefisso in-, evocando interiorità e negazione, e suggerendo una dimensione sospesa tra visibile e invisibile, tra presenza e assenza.
Uno spazio che diventa esperienza
L’hub creativo, progettato dall’architetto Franco Puledda e allestito da Nerina Natoli, non è solo contenitore: è scenografia e dispositivo attivo. Le opere dialogano con l’architettura, costruendo percorsi emotivi e sensoriali. Le sculture eteree di Luisa Mazza fluttuano tra luci e ombre, mentre Pietro Vettore cattura la vitalità del gesto umano, e Fanny Truchi rende visibile ciò che normalmente sfugge all’occhio. Oggetti e installazioni di Orografie oscillano tra rigore formale e poetica contemporanea, mentre i calchi di Ado Brandimarte instaurano un dialogo intenso con la luce, tra estetica plastica ed esperienza esistenziale.
Il percorso espositivo include anche l’installazione site-specific di Irene Abello, che dissolve i confini tra spazio e immagine, e le opere di Forma&Cemento, che tracciano un filo tra tradizione e contemporaneità. Pittura e fotografia, con Sergio Pallone e Asia Giffoni, offrono riflessioni sulla percezione, mentre l’intimità emerge negli ritratti di Giandomenico Veneziani e Federica Cicirello, che trasformano il corpo in superficie rivelatoria.
La dimensione sonora non è meno centrale: Myrto e Virna Gvero propongono una performance immersiva che trasforma la luce in narrazione e il suono in spazio da abitare, mentre Daniele Sibilla prosegue l’esplorazione della luce applicata al corpo, chiudendo il percorso con un contributo inedito.
Luce come strumento di relazione
In-vu non è solo una mostra, ma un laboratorio di pensiero: talk e incontri con architetti, designer e fotografi, tra cui Gabriele Mastrigli, Irene Tranchina, Gennaro Altimari e Paola Redi, riflettono su luce, spazio e relazione, temi che guidano l’intera esperienza. La luce, progettata insieme a Viabizzuno, non è mai funzionale in senso tecnico, ma generativa di atmosfere, modulando la percezione e creando connessioni inattese tra opere e visitatori.
Con questo nuovo hub, Light Station consolida la propria identità come piattaforma culturale transdisciplinare, dove arte, architettura, design e suono si intrecciano in un dialogo continuo. In un’epoca dominata dalla funzionalità, l’evento ricorda che l’atto creativo è rivoluzionario: la luce diventa linguaggio, soglia di trasformazione e generatrice di nuovi immaginari.
In-vu sarà aperto al pubblico il 20 e 21 settembre 2025 presso via dei Savorgnan 40, Roma.





























