di Veronica Presti

L’ottava edizione dell’Italian Design Day, che sarà celebrata il 14 marzo, allo scopo di patrocinare e diffondere l’eccellenza del design italiano nel mondo, ha come titolo: “Manufacturing Value: Inclusivity, Innovation, Sustainability”.

L’IIC, Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi, il 5 marzo, ha accolto, per l’occasione presso la sua sede, il celebre architetto Massimo Iosa Ghini (www.iosaghini.it), ambasciatore del design italiano negli Emirati Arabi Uniti, per una dissertazione sul tema di quest’anno.

Massimo Iosa Ghini, classe 1959, dopo la laurea al Politecnico di Milano, già dalla prima metà degli anni Ottanta, anni di grande propulsione, ebbe degli esordi nella moda, disegnando per Ferré, Krizia e altri grandi stilisti dell’epoca. Ancora studente, nel 1982 disegna per alcune riviste tra cui Frigidaire, Alter Linus e Vanity. In quel periodo stringe amicizia con la giornalista Franca Sozzani e Fabio Bellotti, imprenditore del tessile e fine artista.

È stato scenografo per la RAI Radio Televisione Italiana, dal 1985 al 1988, sviluppando progetti di scenografie sperimentali (Obladì Obladá della Dandini tra le tante). Partecipa a correnti avanguardiste italiane ed europee, in qualità di membro del gruppo Memphis, con Ettore Sottsass, fonda il Bolidismo.

La dottrina su cui si fondava il Bolidismo era legato all’idea di velocità, in un’epoca in cui non c’era internet, il movimento rincorreva, quasi in una sorta di preveggenza, la simultaneità, dove l’informazione sarebbe stata tanto veloce da essere vissuta come istantanea. In questa visione quasi avveniristica, quei giovani architetti, avevano provato a reinterpretare e trasferire, il concetto astratto di velocità, nella concreta fisicità degli oggetti.

Alacre in ogni campo del design, dall’ interior al product, progetta aree e strutture per il trasporto, spazi commerciali (showroom e stores, per Ferrari, Capital Group, CMC Group Miami, IBM, Seat Pagine Gialle, Alitalia, Swatch, Percassi, Esselunga, Superga, Merloni, Mediolanum, Infostrada, Omnitel, Wind e Fiorucci) e museali, assertore di un’estetica della fluidità e velocità. Iosa Ghini è tra i rappresentanti della corporate identity del prestigioso marchio del cavallino rampante, per Ferrari ha curato lo Store in centro a Milano, la Factory a Serravalle Scrivia, il re-styling della Galleria Museo Ferrari a Maranello e il progetto del Museo Maserati a Modena.

Nel 2012, a Bologna, progetta la sua nuova casa/studio/show room “rappresenta un esempio di ristrutturazione qualitativa che restituisce all’apparato strutturale originario (una palazzina di tipo razionalista del secolo scorso) una componente dinamica oltre quella conservativa”. La cura dei dettagli ha incontrato il desiderio di sperimentazione, reinterpretando in particolare la facciata sud, al fine di attrarre più luce solare possibile.  Non ultima la minimizzazione dei consumi, in una progettazione di elementi esclusivi, in un connubio tra qualità estetica e massimizzazione del comfort.

L’architetto Iosa Ghini, è stato nominato ambasciatore del design italiano e del Red Dot Network, socio effettivo del comitato Leonardo, membro effettivo dell’Accademia Clementina, a Bologna nel 2015 ha ricevuto il premio Marconi per la creatività. Nel 1989 inizia la collaborazione con l’azienda di illuminotecnica giapponese Yamagiwa, ad Osaka, per questo gli vengono conferite le chiavi della città. I suoi progetti si trovano distribuiti in vari musei del mondo, ricevendo riconoscimenti prestigiosissimi, il Ruscoe Award negli USA, il Good Design Award dal Chicago Athenaeum, e il Red Dot Award, IF Product Design Award, e ancora, il premio IAI AWARD Green Design Global Award a Shanghai.

Ha curato la biennale di architettura di Venezia nel 2010, il progetto Seat per la biennale di architettura di Venezia nel 2012. Nel 2013 la triennale di Milano, gli ha dedicato una mostra celebrativa nei suoi trent’anni di carriera professionale, poi riproposta nel 2014 del Museo d’Arte Moderna di Bologna MAMbo.

Nel 2015, in occasione della Chicago Architecture Biennal, è stato relatore con un lecture dal titolo “Sustainability of Day in Contemporary Design”, ovvero “ La sostenibilità non è solo una tecnologia ma anche un atteggiamento”. Lo hanno ispirato, Frank Lloyd Wright, Ettore Sottsass, Raymond Loewy e infine Victor Papanek. Assumendo che la sostenibilità ambientale, sociale ed economica sono le tre estensioni connesse e inscindibili per accelerare la transizione verso un futuro sempre più virtuoso, è stato illuminate percepire come può essere applicata e raggiunta nel mondo dell’architettura e del design.

Nel raccontare la sua personale visione della sperimentazione che muove verso l’innovazione, Iosa Ghini si è soffermato sull’idea che ogni prodotto deve essere disegnato, prestando la massima attenzione alla sostenibilità, che si può e deve raggiungere attraverso l’utilizzo di materiali sostenibili, che per quanto proiettati verso un futuro green, si avvale delle conoscenze del passato e degli impieghi di materiali ed essenze completamente naturali.

La sostenibilità deve tenere viva l’attenzione sull’efficienza energetica, la conservazione dell’acqua, la progettazione biofilica, rispondendo al bisogno innato nell’individuo di relazionarsi con la natura e non ultima la rigenerazione del paesaggio urbano, ove si ambisce a garantire qualità e sicurezza dell’abitare, sia dal punto di vista sociale che ambientale, con particolare attenzione alle periferie più degradate. La sostenibilità, tuttavia può essere interpretata, senza trascurare l’aspetto della sorpresa e della scoperta, bisogna fare le cose sì sostenibili, ma senza pregiudicare mai l’aspetto della bellezza, la bellezza è necessità.

Il concetto di inclusione, in questo specifico ambito socio economico, è per l’architetto Iosa Ghini, dare qualità a tutti, producendo meno oggetti che possano durare più a lungo, la produzione in massa, con numeri esorbitanti, per far fronte a popolazione sempre più crescente, ha pagato il prezzo di una diffusione di oggetti, di qualità sempre inferiore, che non durano nel tempo, richiedendone la sostituzione, di pari qualità, in un circuito in cui si va a aumentare in maniera sempre più spropositata la mole di rifiuti.

L’Italia è un territorio immerso in luoghi culturali, siamo tradizione, con una propulsione verso l’innovazione, che prende vita e si racconta attraverso la costante sperimentazione, la sperimentazione mirata, permette di conseguire innovazioni effettivamente auspicabili e desiderabili.

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Corrispondente da Abu Dhabi (Emirati Arabi) Ha frequentato la facoltà dì giurisprudenza di Ravenna, distaccamento di Alma Mater di Bologna. Sposata con due figli, ha intrapreso la scelta famigliare di vita all’estero. Ha trascorso diversi anni in Egitto, operando in varie associazioni umanitarie del luogo e vissuto in prima persona la primavera araba e le trasformazioni del Paese dal punto di vista geopolitico. È appassionata di fotografia e di arte in genere. Ha gestito un blog semiserio rivolto alle mamme all’estero. Trasferita negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi, ha provato a rimettersi in gioco frequentando un Corso di Interior Design e raccontando le meraviglie del mondo arabo, mistero, tradizione e fascino di un’architettura e di un design cosmopoliti. Vive nelle Etihad Towers, un complesso di 5 grattacieli, che rappresentano un’attrazione di Abu Dhabi.

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