Abbiamo intervistato Nicole Sauter, residente nel Canton Ticino, che ha intrapreso la strada dell’Interior Design da autodidatta, per poi approdare ai corsi per architettura di interni dell’Accademia Telematica Europea

Raccontaci qualcosa di te, come ti sei appassionata all’interior design?

Fin da bambina amavo creare, riordinare, abbellire e portare armonia negli ambienti. Mi piaceva viaggiare per imparare e vedere cose nuove, ma dopo un po’ desideravo tornare a casa, luogo dove mi sentivo al sicuro e serena e potevo coltivare tutti i miei interessi, progetti e passioni.

Vivevo con mia madre alla quale piaceva spostare i mobili ciclicamente e quindi cambiare gli ambienti in molti modi differenti. Questo mi entusiasmava moltissimo perché ogni volta la casa prendeva un aspetto diverso e mostrava quante possibilità ogni singola stanza poteva nascondere.

Oltre a questo abbiamo dovuto spostarci spesso, e le abitazioni erano ogni volta di tipologie differenti; appartamenti, case monofamiliari, case moderne e altre decisamente meno moderne.
Questo ha fatto si che per soddisfare il mio bisogno di star bene nell’ambiente dove abitavo dovessi trovare ogni volta i pregi dei vari immobili, anche quando di pregi ce ne erano ben pochi.

Ho un idea molto olistica della vita e quindi per me la casa è sempre stata qualcosa di più rispetto ad un semplice “rifugio” dove mangiare, dormire, e stoccare i propri averi.

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Mi permetteva di star bene, di sfogare la mia creatività ed imparare cose nuove, ed era la rappresentazione esteriore di quello che avevo dentro per questo era molto importante prendersene cura.

Alla fine della scuola dell’obbligo il mio percorso professionale per me era chiaro, desideravo diventare un Architetto/Arredatore d’interni (l’equivalente in Svizzera per la figura dell’interior Design). I posti di apprendistato però erano praticamente nulli e miei genitori non mi hanno permesso di frequentare la scuola a tempo pieno. Pertanto il mio sogno, di far diventare la mia passione il mio lavoro, è sfumato miseramente.

Sono dovuti passare quasi vent’anni e parecchie vicissitudini, ma alla fine ho capito che potevo non rassegnarmi a ritenerlo solo un hobby, così ho deciso di rimettermi in gioco, e che “è troppo tardi” non faceva per me.

Nicole Sauter
Progetto d’arredo: Nicole Sauter

Dal momento che non risiedi in Italia puoi dirci quali sono i vantaggi e gli svantaggi di occuparsi di Interior Design all’estero?

Per quanto sia vicino all’Italia le differenze sono davvero molte e la figura dell’Interior Design purtroppo non è ancora radicata nella nostra cultura.

Progetto d'arredo: Nicole Sauter
Tablescape: Nicole Sauter

Se a differenza dell’acquisto di beni come un impianto di climatizzazione, una cucina, o altro può essere ovvio non andare per conto proprio a fare l’acquisto ma bensì appoggiarsi ad un professionista che viene a casa, fa un sopralluogo e consiglia, nel caso dei servizi, si ha sempre l’idea di qualcosa di costoso, che solo il ceto alto può permettersi o sulla quale comunque si può risparmiare e fare da sé. Quindi purtroppo è più difficile riuscire a trovare il segmento di mercato dove riuscire ad inserirsi.

Allo stesso tempo, essendo un paese con enormi differenze salariali visibili tra un cantone e l’altro, e considerando il recente buon sviluppo dei trasporti ferroviari ad alta velocità, sicuramente potrà essere più fattibile spostarsi rapidamente verso cantoni più abbienti e aumentare così le proprie possibilità lavorative.

Da dove arrivano le idee e l’ispirazione quando lavori ad un progetto?

Direi dalla pancia (ridendo). Mi spiego: per quanto io sia una persona molto mentale, in questo lavoro mi sono sempre fatta guidare da quello che provavo o sentivo più giusto in quel momento. Facevo diversi tentativi e quanto arrivavo a quello giusto per me, sentivo di potermi fermare.

Questo è anche quello che mi ha portato ad avere il desiderio di seguire un percorso di studio. Non il voler abbandonare le decisioni “di pancia”, ma il volerle accompagnare con la testa e la razionalità in modo da velocizzare anche i processi di decisione. Quindi non solo “sentire” che due cose assieme stanno bene, ma capire anche il perché è così.

Quale fase è più importante nella realizzazione di un progetto d’arredo?

Entrare in sintonia con la persona per la quale si deve svolgere il lavoro.
Capire cosa desidera e in che modo quindi poter trasformare la sua casa in un posto magico dove potersi sentire se stessi e ricaricare le batterie, al giorno d’oggi sempre un po’ al limite.

È un processo affascinante e molto appagante. Ogni famiglia ha abitudini e modi differenti di vivere la casa, dietro la quale è possibile scorgere storie di vita e infinite possibilità di approcciarsi all’utilizzo di un locale o di un semplice accessorio. È come entrare ogni volta in un piccolo mondo, e viaggiare senza però andare da nessuna parte.

Progetto: Nicole Sauter
Progetto: Nicole Sauter

Un progetto di cui sei particolarmente soddisfatta?

Si, il primo progetto dove mi è stato detto “fai tu, mi fido”. Si trattava di un appartamentino in montagna rilevato in uno stato abbastanza disastroso, ma con un potenziale decisamente innegabile. Se dapprima mi sono sentita sommersa dalle responsabilità, poco dopo l’ansia ha lasciato spazio ad un enorme entusiasmo.

Avevo un budget da rispettare quindi non potevo certamente fare tutto quello che avevo in testa ma anche quello era parte del divertimento. Gli spazi erano piccoli ma non intendevo rinunciare all’armonia estetica a favore della semplice praticità d’utilizzo.

Il risultato è stato molto soddisfacente, con un investimento contenuto ne è risultato un posto intimo adatto ad una coppia, come ad una famiglia, dove potersi rilassare, semplice, pratico, ma con il suo carattere.

Nicole Saluter
Progetto: Nicole Saluter

Come immagini la tua attività lavorativa tra qualche anno?

Al momento sono molto incentrata sull’imparare più che posso e migliorare sempre di più grazie alla scuola e ad approfondimenti personali.

Dopodiché spero di riuscire a trovare la mia strada e cucirmi addosso una soluzione lavorativa che mi permetta di mettere in pratica quanto appreso e di godere dell’entusiasmo di svegliarsi ogni mattina per andare a lavorare.

Se poi sarà all’interno di un team, come indipendente, o altro, sarà tutto da vedere, non voglio pormi limiti e accoglierò volentieri le possibilità che mi verranno date.

Si ringrazia per l’intervista Ilaria Olivero – Asti

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