L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura come forza culturale e progettuale per la nuova Europa dell’ambiente e dell’abitare
Ci sono momenti nella storia in cui le idee non bastano più: devono diventare necessità. Oggi, parlare di bioarchitettura non è più una scelta colta o una visione per pochi, ma la condizione necessaria per affrontare il presente e immaginare un futuro possibile. L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, da oltre trent’anni in prima linea per connettere sapere scientifico, cultura del progetto, sostenibilità e salute, si è riunito a Catania dal 9 all’11 maggio 2025 per la sua Assemblea Nazionale e Convention annuale. Ma ciò che è accaduto nelle sale del Romano Palace Luxury Hotel ha superato il perimetro formale di un incontro istituzionale: è stato l’atto vivo di una comunità consapevole di essere motore di cambiamento reale.
Sotto la guida lucida e appassionata della Presidente Arch. Anna Carulli, il cuore dell’Istituto ha battuto forte. La sua visione ha saputo tenere insieme rigore, apertura, profondità e visione strategica. Attorno a lei, un Consiglio Direttivo coeso e propositivo, capace di fare sistema, generare rete, dare voce a ogni presidio territoriale e accompagnare ogni commissione o gruppo di lavoro con responsabilità e attenzione.
A dare forma e direzione a questa energia collettiva è stata, ancora una volta, la Presidente Arch. Anna Carulli, che con il suo intervento ha tracciato le linee di una visione alta, ambiziosa e profondamente contemporanea dell’INBAR nel suo rinnovamento. Non una semplice relazione, ma un discorso strategico, che ha messo in connessione la bioarchitettura con le grandi sfide del nostro tempo: il cambiamento climatico, la transizione ecologica, la giustizia sociale, l’innovazione culturale. La Presidente ha sottolineato come oggi l’Istituto non possa più limitarsi a essere una voce autorevole nel settore, ma debba diventare un protagonista del cambiamento sistemico, dialogando con le istituzioni europee, con il mondo delle imprese, con la scuola e con la società civile. Ha parlato di cultura del progetto come atto politico, di architettura come diritto di cittadinanza, di formazione come leva per la trasformazione reale. La sua ambizione è chiara: fare dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura un punto di riferimento imprescindibile nel disegno della nuova Europa ambientale, economica e umana.
Il bilancio approvato all’unanimità — positivo sotto il profilo contabile e ancora più significativo sotto quello progettuale — ha confermato ciò che molti hanno intuito: l’Istituto non è solo un ente, ma un laboratorio permanente di intelligenze e pratiche, un punto di riferimento nazionale ed europeo per chi lavora all’intersezione tra ecologia, architettura, etica e innovazione sociale.
Una rivoluzione culturale, ambientale ed economica
La bioarchitettura non è una nicchia, né un’estetica sostenibile: è una rivoluzione pacifica e radicale. Lo hanno dimostrato gli interventi della sessione pomeridiana, vere e proprie finestre sul futuro.
Il prof. Rosario Faraci, economista e giornalista, ha aperto i lavori con una riflessione sul business design e marketing in Bioarchitettura, mostrandone la possibilità di essere strumento concreto di equilibrio tra economia ed ecologia. L’abitare, oggi, si intreccia con l’impresa, ma può farlo in modo etico e generativo, a partire dalla radice comune: eco.
Il dott. Silvano Tramonte, medico chirurgo, ha portato una lettura profonda sul rapporto tra etica e libertà, mettendo in luce le affinità tra medicina e architettura.
Entrambe, ha detto, curano la vita e proteggono la dignità dell’essere umano, oggi messa alla prova da un’intelligenza artificiale che può essere risorsa o rischio, a seconda del suo impiego.
A seguire, l’intervento dell’Arch. Piero Luigi Carcerano, presidente della Commissione Comunicazione ed Editoria, ha dato voce, con lucidità e passione, alla visione profonda della Presidente Anna Carulli, trasformando i valori fondanti dell’Istituto in un linguaggio contemporaneo. Ha affermato che comunicare la bioarchitettura significa renderla viva e accessibile, costruendo partecipazione attiva e consapevole. L’innovazione tecnologica, ha sottolineato, non è fine a sé stessa, ma ponte tra competenze e cultura condivisa, tra persone e territori. La vera rivoluzione nasce dalla relazione. Perché parole, immagini e storie non informano soltanto: trasformano.
L’on. Giampiero Trizzino, giurista ed esperto sui temi ambientali, ha rafforzato questa visione, illustrando le potenzialità del Bilancio ESG (Environmental, Social, Governance) come strumento di pianificazione del processo sostenibile per imprese, territori, pubbliche amministrazioni. È proprio qui che l’Istituto si inserisce con forza, offrendo competenze e visione multidisciplinare, trasformando la sostenibilità da slogan a strategia.

Il corpo vivo dell’Istituto
Ma la vera forza dell’Istituto risiede nella sua struttura operativa diffusa. Le Commissioni, i Dipartimenti e i Gruppi di Lavoro hanno dimostrato con energia la varietà e la profondità dell’azione sul territorio. Ogni progetto in itinere è un tassello di un mosaico più grande, in cui la bioarchitettura non è teoria, ma pratica concreta di progetti di carattere multidisciplinare e capillare.
- La Commissione Ambiente e Salute, guidata dal medico Dott. Luigi Lotti con delega della Presidente Carulli, lavora sull’intersezione tra qualità ambientale e benessere umano e abitativo;
- La Commissione Formalizzazione del Linguaggio e della Poetica della Bioarchitettura con la guida sapiente e filosofica del Consigliere agli Affari Istituzionali Giò Dardano;
- La Commissione Marchio di Certificazione Energetica Ambientale INBAR, con la presidenza di Massimiliano Pardi, guidata dal Consigliere Carla Calvino, costruisce parametri affidabili per orientare progettazione e produzione;
- La Commissione Formazione, presieduta da Paolo Rughetto, con la guida del responsabile alla formazione di Gino Mazzone, promuove percorsi di conoscenza sulla formazione e innovazione, lanciando il format storico del Corso Base;
- La Commissione Programmi Complessi, con la presidenza di Pietro Sturniolo e guidata dal Consigliere Donatella Wallnofer, affronta i temi delle grandi processi di trasformazione sui LL.PP, urbane e territoriali;
- La Commissione Pianificazione Integrata, con la presidenza di Giorgio Origlia e guidata dal Vice presidente Nando Bertolini per le trasformazioni urbane, studia i modelli evolutivi di rigenerazione urbana;
- La Commissione Cooperazione, con la presidenza Maria Grazia Contarini e guidata dal Consigliere delegato Raffaella Patrone, apre i confini della bioarchitettura al dialogo internazionale, alla cooperazione e solidarietà.
In questo ecosistema attivo e in continua espansione, ogni socio è parte viva di un’intelligenza collettiva, capace di affrontare le sfide del tempo con coraggio, competenza e passione.
Da Catania un messaggio per l’Europa.
Non c’è rivoluzione possibile senza visione. Ma non c’è visione credibile senza struttura. L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura è oggi una delle poche realtà capaci di unire entrambe, proponendosi come interlocutore autorevole nei tavoli europei e nei territori italiani. A Catania, grazie alla qualità delle persone, alla ricchezza delle esperienze e alla coerenza della governance, si è compiuto un atto collettivo di rigenerazione culturale.
Un atto che chiede ora di essere rilanciato: nei cantieri, nei comuni, nelle università, nelle scuole, nelle imprese. Perché solo abitando il cambiamento, possiamo davvero trasformarlo.
Il tempo delle alternative è finito.
È tempo di bioarchitettura.
In un’epoca in cui le parole “transizione” e “sostenibilità” rischiano di diventare vuote formule, l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura continua a dimostrare che un altro modo di progettare, costruire e vivere è possibile. E non solo possibile: è necessario.
Ciò che si è visto e respirato a Catania non è stata soltanto la testimonianza di un Istituto attivo, competente e organizzato, ma l’espressione viva di una comunità che ha scelto di stare nel mondo con responsabilità, visione e coraggio.
L’Italia ha tutto per guidare questa trasformazione: cultura, storia, creatività, intelligenza progettuale.
E l’Istituto è pronto.
A guidare. A costruire. A raccontare.
Perché il futuro, se abbiamo il coraggio, può cominciare ora.





























