Quali le sfide e le opportunità relative all’occupazione femminile in Italia? Una recente analisi ha confermato il divario di genere nel mercato del lavoro italiano rispetto alla media europea e raccontano, ancora una volta, il difficile stato dell’arte professionale delle donne in Italia

In Italia mancano più di 2 milioni di lavoratrici, e i motivi sono scoraggianti

In Italia, solo il 48,2% delle donne tra i 15 e i 74 anni è impiegato, a fronte di una media del 59,6% nell’Unione Europea.

Questo gap di oltre 11 punti percentuali è più pronunciato rispetto a quello maschile, dove il tasso di partecipazione è del 65,5% in Italia e del 70,2% nell’UE. Se l’Italia raggiungesse la media europea, ci sarebbero 2,3 milioni di donne occupate in più. L’analisi, condotta dall’Ufficio Studi di Confcommercio e presentata al Forum di Terziario Donna Confcommercio, intitolato “Donne, Imprese, Futuro – Il lavoro che cambia”, fornisce una panoramica dettagliata sull’occupazione femminile sia dipendente che indipendente in Italia.

In sintesi: 

  • Disparità di Genere nel Mercato del Lavoro Italiano rispetto all’Europa: In Italia, la percentuale di donne impiegate è del 48,2%, significativamente inferiore rispetto alla media europea, che si attesta quasi al 60%. Questo evidenzia un divario significativo nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
  • Divario di Genere nelle Diverse Regioni: In particolare, il Sud Italia presenta un gap ancora più pronunciato, con solo il 35,5% delle donne che partecipano al mercato del lavoro, ben 24 punti percentuali al di sotto della media europea. Al contrario, il Nord Italia mostra una percentuale maggiore, con il 55,4%.
  • Crescita nel Settore Terziario: Negli ultimi tre decenni, il settore terziario in Italia ha registrato una crescita significativa, creando 3,4 milioni di posti di lavoro. In questo settore, la percentuale di occupazione femminile è del 47,5%, superiore alla media nazionale.
  • Lavoro Autonomo e Partecipazione Femminile: La presenza delle donne è notevolmente alta in alcuni settori specifici, come la grande distribuzione, il piccolo commercio, il turismo, le professioni e i servizi alle persone.
  • Crescita dell’Occupazione Femminile nel Periodo 2019-2023: Nel quadriennio 2019-2023, l’occupazione femminile è aumentata del 13,3%, una crescita maggiore rispetto all’aumento generale dell’occupazione.

Il divario di genere nel mercato del lavoro è particolarmente evidente nel Mezzogiorno d’Italia, dove il tasso di partecipazione femminile è solo del 35,5%, molto al di sotto della media dell’Unione Europea che è superiore al 59%. Questo contrasta con il 55,4% registrato nel Nord Italia. In circa trent’anni, dal 1995 al 2023, il settore terziario ha generato 3,4 milioni di posti di lavoro in Italia, con una crescita del 30,8%, mentre altri settori hanno visto una diminuzione di occupazione. Nello specifico, nel terziario, le donne rappresentano il 47,5% dei lavoratori, una percentuale significativamente più alta rispetto alla media generale dell’occupazione femminile.

Nel campo del lavoro autonomo, le donne spiccano particolarmente in settori come la grande distribuzione, il piccolo commercio, il turismo, le professioni liberali e i servizi alle persone, con percentuali che vanno dal 37,2% al 53,9%. Tra il 2019 e il 2023, l’occupazione femminile, sia dipendente che autonoma, è aumentata del 13,3%, superando la crescita complessiva del mercato del lavoro (10,2%). Inoltre, più della metà dei 1,85 milioni di posti di lavoro creati negli ultimi quattro anni sono stati occupati da donne, e nel settore terziario, oltre il 60% dei nuovi posti di lavoro sono stati assegnati a lavoratrici. Quasi un quarto dei 200mila imprenditori persi in generale nell’economia negli ultimi quattro anni sono donne.

Anna Lapini, Presidente di Terziario Donna Confcommercio, ha sottolineato l’importanza di promuovere l’imprenditoria femminile e di sostenere il settore terziario. Ha evidenziato che la crescita economica è strettamente legata all’occupazione, che a sua volta dipende dalla demografia. Lapini ha enfatizzato la necessità di azioni mirate per aumentare la partecipazione femminile nel mercato del lavoro, in particolare nel terziario, un settore dove l’occupazione femminile sta crescendo significativamente.

Anche i dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro non sono incoraggianti

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha analizzato la conciliazione tra lavoro e vita privata, in particolare riguardo alla natalità. I risultati mostrano che le dimissioni tra i neogenitori sono aumentate del 17% nell’ultimo anno, con il 72,8% di queste riguardanti le donne. In particolare, 44mila donne hanno lasciato il lavoro per curare la famiglia, a causa della mancanza di servizi di supporto. Tra le donne di età compresa tra 29 e 44 anni, il 79,4% ha lasciato il lavoro per difficoltà nella conciliazione tra lavoro e vita privata. Il 63% delle donne lascia il lavoro per mancanza di servizi e sostegno alla genitorialità, rispetto al solo 7,1% degli uomini. Questa situazione riguarda tutte le qualifiche professionali, ma è più accentuata tra impiegate e operaie rispetto a dirigenti e quadri.

Per Paolo Capone, segretario UGL: è “Inaccettabile il divario salariale delle donne”

“Incentivare l’occupazione femminile è un presupposto essenziale per lo sviluppo e la coesione sociale del Paese. Purtroppo, la condizione femminile nel mondo del lavoro è difficile e le lavoratrici sono lontane dalle piene ed effettive pari opportunità. Molte donne sono costrette dopo la maternità ad abbandonare il lavoro per seguire i propri figli o a ridurre le ore di impiego professionale, vista l’assenza di servizi adeguati. Si ritrovano così a guadagnare meno e a ottenere minori progressioni di carriera, con la conseguenza, a distanza di anni, di stipendi ridotti rispetto alle colleghe senza figli e ancora più squilibrati rispetto ai colleghi di sesso maschile. Questo è inaccettabile”. Così il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, in merito al divario salariale per le donne.

 

 

 

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