Il Garante della privacy boccia ChatGpt ma la domanda è: può farlo? Le norme dicono di no

Il blocco del Garante italiano su ChatGPT potrebbe essere considerato un passo indietro verso l’era pre-internet. Ciò potrebbe essere interpretato come una limitazione della libertà di espressione e un tentativo di censurare la rete. Tuttavia, anche i governi hanno il compito di garantire la sicurezza e la protezione degli utenti online, e talvolta possono applicare restrizioni in questo senso. È importante ricordare che ogni paese ha le proprie leggi e politiche e il loro scopo è quello di proteggere la propria società.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha emesso un blocco temporaneo sul trattamento dei dati dei cittadini italiani da parte di ChatGpt, il chatbot conversazionale sviluppato da OpenAI. Tuttavia, la questione è se il Garante ha il potere di impedire autonomamente l’accesso a ChatGpt attraverso un ordine di inibizione all’accesso. In realtà, sembra che questo potere non sia sussistente, in quanto il Garante non ha il potere di inibire l’accesso a un sito o a un servizio attraverso un ordine impartito a coloro che ci danno accesso ad Internet, ovvero gli Internet service provider. Al contrario, altre autorità come l’Agcom, l’Autorità per le garanzie per le comunicazioni in materia di diritto d’autore, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato o la Consob, dispongono di poteri derivanti dall’approvazione di una legge ordinaria dello Stato.

Poteri autoritari non previsti 

Gli articoli del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) e delle norme di attuazione relative alla privacy non prevedono alcun potere non convenzionale. L’articolo 58, che definisce i poteri correttivi (in altre parole, quelli che non implicano sanzioni finanziarie), concede solo la facoltà di limitare o bloccare i trattamenti con il titolare del trattamento, ma non conferisce alcun potere coercitivo ai provider.

Poteri non previsti

Gli articoli del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) e delle norme di attuazione relative alla privacy non prevedono alcun potere non convenzionale. L’articolo 58, che definisce i poteri correttivi (in altre parole, quelli che non implicano sanzioni finanziarie), concede solo la facoltà di limitare o bloccare i trattamenti con il titolare del trattamento, ma non conferisce alcun potere coercitivo ai provider.

Ciò che è richiesto dall’art. 27 del Gdpr è il dovere per il titolare dei dati di designare un rappresentante nell’Unione europea (in uno degli Stati membri) nel caso in cui egli offra beni e servizi (art. 3, par. 2, lett. a) Gdpr) a persone presenti nel territorio dell’Unione europea, ma non sia stabilito nell’Unione. Questa disposizione è applicabile poiché il titolare dei dati è comunque soggetto alle norme e ai regolamenti europei.

Al momento non si ha alcuna notizia riguardo ad un’indagine da parte dell’Autorità Irlandese (ad esempio)  per la Protezione dei Dati Personali nei confronti di ChatGpt. Tuttavia, è importante notare che i servizi forniti da OpenAI sono identici nei due paesi e sono soggetti allo stesso regolamento, il Gdpr. Sarà interessante verificare come verranno gestiti i poteri di cooperazione e coordinamento tra le autorità europee come previsto dal Gdpr, oppure se l’autorità irlandese avrà un atteggiamento differente.

Nel frattempo se vorrete ancora utilizzare i servizi di ChatGPT, qui alcuni consigli per farlo. Oppure più semplicemente fatelo attraverso le API di www.pizzagpt.it che non solo non lede nessuna legge europea, non raccoglie dati ecc ecc. Ma è un esempio di come attraverso le API sia possibile realizzare una applicazione che accontenta tutti: GARANTE e case di software… lo ha realizzato un italiano all’estero, e basta veramente poco per mettere d’accordo tutti.

Come continuare a usare ChatGPT nonostante il blocco

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