“Due euro per un piattino? Era tutto scritto nel menù. Sono fiera del mio lavoro”  – È il commento della titolare dell’osteria ligure di Finalborgo finita al centro delle critiche. Ma il piattino era inserito nel menu del ristorante? O faceva parte del “coperto”, un balzello che esiste solo in Italia? Ma procediamo per gradi.

Il concetto di “coperto” nei ristoranti è una pratica che ha radici storiche e culturali. La tradizione di pagare il coperto al ristorante è nata come un contributo richiesto ai viaggiatori e pellegrini che sostavano nelle locande, soprattutto se consumavano il proprio cibo portato da casa. Nel corso del tempo, questa pratica si è evoluta, e oggi il coperto rappresenta generalmente un costo forfettario che copre l’uso di posate, piatti, bicchieri, tovaglioli e altri elementi della mise en place, oltre al servizio del pane.

La legge italiana richiede che il costo del coperto sia chiaramente segnalato nel menù, e i ristoratori non possono richiedere il pagamento del coperto se questa informazione non è presente. Questo garantisce che i consumatori siano informati in anticipo sui costi associati al loro pasto.

Il costo del coperto può variare a seconda del tipo di ristorante e della sua categoria. In media, il costo del coperto si aggira intorno a 1.5-2 euro per i ristoranti di media categoria e pizzerie, ma può essere più elevato nei ristoranti di alta cucina o con servizi particolari.

Negli ultimi tempi, a causa di fattori come l’aumento dei costi delle materie prime alimentari, delle bollette energetiche e degli affitti dei locali, molti ristoratori hanno visto la necessità di aumentare i prezzi dei loro menù. In questo contesto, il coperto potrebbe diventare un “cuscinetto” utile per compensare parte di questi aumenti di spesa e mantenere i prezzi dei piatti più contenuti. Tuttavia,  alcuni ristoranti scelgono di includere il costo del servizio e dell’esperienza nel prezzo del menù, evitando così di addebitare il coperto separatamente.

Il coperto è legale? 

È rilevante sottolineare che il concetto di coperto è una pratica tipicamente italiana, spesso suscitando disagio nei turisti (e, in alcuni casi, persino tra noi italiani quando risulta eccessivamente caro). In ogni caso, il ristorante è autorizzato a richiedere il coperto, a condizione che il proprietario indichi chiaramente il costo nel menu, in accordo con quanto stabilito dall’articolo 18 del Regio Decreto n. 635/1940.

Non esiste una regolamentazione nazionale che stabilisca il costo standard del coperto, ma la sua determinazione è lasciata a normative locali.

coperto

Quando è possibile evitare di saldare il coperto?

Come menzionato precedentemente, è essenziale che l’importo del coperto sia sempre chiaramente visibile nel menu; altrimenti, il ristoratore non può richiederne il pagamento e il cliente ha il diritto di contestare l’addebito del coperto sulla fattura finale.

Quanto costa in media il coperto al ristorante?

In genere, il costo del coperto si aggira tra 1,5 e 2 euro (per ristoranti di fascia media e pizzerie), mentre nei ristoranti di alta cucina può variare intorno ai 5 euro.

Tuttavia, vi è anche la pratica di non addebitare il coperto. In alcuni ristoranti il coperto non è addebitato e nel prezzo del menu sono inclusi il costo del servizio e l’esperienza globale.

E il piattino a 2 euro? 

Il caso del ristorante di Finale Ligure che ha addebitato 2 euro per un piattino vuoto destato alla condivisione di una porzione di trofie al pesto ha chiaramente suscitato una reazione significativa e diffusa. Questo evento ha evidenziato come una piccola decisione presa da un ristorante possa scatenare una risonanza mediatica e un dibattito pubblico su questioni più ampie riguardanti i costi, le pratiche e le aspettative all’interno dell’industria della ristorazione.

La divulgazione del caso attraverso i social media e i giornali ha amplificato l’attenzione sulla pratica del ristorante, portando al centro delle conversazioni temi come la trasparenza nei costi, il servizio al cliente e le giustificazioni dietro le spese aggiuntive. Questo episodio è un esempio di come l’era digitale possa velocemente diffondere notizie e informazioni, influenzando l’opinione pubblica e spingendo a una discussione più ampia su pratiche commerciali.

Da un lato, alcuni potrebbero comprendere il ristorante nell’addebitare un piccolo costo per la preparazione e il servizio di un piattino vuoto, vista la natura aggiuntiva del servizio richiesto. Dall’altro, molte persone potrebbero reagire negativamente a questa pratica, percependola come un modo per lucrare su qualcosa che in apparenza sembra minimo o insignificante.

Questo caso illustra l’importanza della trasparenza e della comunicazione chiara tra i ristoranti e i clienti riguardo ai costi e alle pratiche. Se i ristoranti intendono applicare spese aggiuntive o modifiche alle loro politiche, è fondamentale comunicare tali informazioni in modo trasparente e in anticipo, al fine di evitare malintesi o sentimenti di insoddisfazione da parte dei clienti.

In generale, il caso del ristorante a Finale Ligure sottolinea quanto sia essenziale per le aziende del settore alimentare considerare attentamente le loro politiche e pratiche al fine di mantenere una relazione positiva con i clienti e di evitare controversie o reazioni negative.

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