Il progetto della cantina Podere La Chiesa dell’architetto Andrea Mannocci (and studio architects) nasce dalla volontà di realizzare un edificio che non solo si integri armoniosamente con il paesaggio toscano circostante, ma che diventi esso stesso un elemento naturale del territorio.

La struttura si presenta come un volume compatto e monolitico, concepito per fondersi con la collina in cui è incastonato, quasi fosse una naturale estensione del terreno stesso.

L’edificio, interamente realizzato in calcestruzzo, assume la forma di una zolla scolpita nel paesaggio, caratterizzata da un dialogo costante con l’ambiente circostante. Due delle sue facciate principali non sono semplici superfici, ma veri e propri elementi comunicativi, il cui design riprende e rielabora le piccole bucature tipiche degli edifici rurali della zona. Questi fori, reinterpretati in chiave contemporanea, sono disposti in modo da ricordare la trama di un grappolo d’uva, un chiaro omaggio alla vocazione vinicola della cantina.

Qualità estetico-funzionale
Uno degli aspetti più rilevanti del progetto è la stretta relazione tra spazio interno ed esterno, un principio che trova massima espressione negli ambienti destinati alla degustazione del vino. La progettazione degli spazi interni non si limita a un criterio funzionale, ma esplora anche il tema della luce e della percezione del paesaggio. Attraverso le aperture circolari che punteggiano le facciate, ogni punto della cantina offre una visione differente del territorio toscano, creando una continua interazione tra l’interno e l’esterno. Questo gioco di scorci rende ogni esperienza all’interno della cantina unica e dinamica, trasformando il semplice atto di degustare un vino in un momento immersivo e multisensoriale.

Qualità sensoriale ed emotiva
Oltre alla sua valenza estetica e funzionale, l’edificio offre un’esperienza percettiva che muta a seconda delle condizioni di luce e dell’orario della giornata. Durante il giorno, il volume appare pieno e monolitico, con le bucature che si mimetizzano nella superficie continua del calcestruzzo.

Con il calare del sole, invece, la situazione si capovolge: le aperture si accendono di luce, rivelando il cuore pulsante dell’edificio e trasformandolo in una sorta di lanterna luminosa che emerge dal paesaggio circostante. Questo effetto scenografico, oltre a conferire un forte impatto visivo, amplifica la dimensione sensoriale dell’architettura, rendendola viva e mutevole.

Innovazione costruttiva e uso del calcestruzzo
Dal punto di vista costruttivo, l’innovazione risiede nell’uso sapiente di un materiale tradizionale come il calcestruzzo. Per ottenere un effetto di continuità e uniformità cromatica, la realizzazione delle facciate ha richiesto un getto unico di calcestruzzo fino a un’altezza di sette metri, dalla base fino alla copertura. Questo processo ha permesso di mantenere intatta l’omogeneità del colore e della texture superficiale. Inoltre, per garantire un risultato impeccabile, tutti i sistemi impiantistici sono stati predisposti prima del getto, evitando così la necessità di successive modifiche che avrebbero potuto compromettere l’integrità del materiale.

L’isolamento termico è stato integrato all’interno dell’involucro edilizio, creando un vero e proprio guscio di calcestruzzo che avvolge l’edificio dal solaio di copertura fino alle facciate. Particolare attenzione è stata posta nella fase di vibrazione del calcestruzzo durante il getto, al fine di evitare la formazione di nidi d’ape e garantire una superficie perfettamente compatta.

Un ulteriore elemento di sperimentazione è rappresentato dall’uso di ossidi di ferro mescolati direttamente nell’impasto del calcestruzzo. Questa tecnica ha permesso di ottenere una colorazione uniforme e profonda, evitando la necessità di trattamenti superficiali successivi. Per garantire che il colore rimanesse costante su tutta la struttura, i tempi di trasporto del calcestruzzo dalla stazione di betonaggio al cantiere sono stati calcolati con estrema precisione, in modo da assicurare una maturazione uniforme del colore ed evitare differenze cromatiche tra le diverse colate.
Un edificio radicato nel paesaggio
Il risultato finale è un’architettura che si fonde perfettamente con il territorio, rispettando la tradizione costruttiva locale e al tempo stesso introducendo un linguaggio contemporaneo capace di esaltare il paesaggio e la luce. Podere La Chiesa non è solo una cantina, ma un luogo di esperienza, un’architettura sensoriale che accompagna il visitatore in un percorso fatto di vino, territorio e percezione spaziale, in cui ogni elemento è studiato per valorizzare al meglio la relazione tra uomo e natura.



























