Le casalinghe in Italia sono tuttora un numero molto elevato rispetto alla media femminile della popolazione. Ma che tutele hanno?

Nonostante questo le donne che ricoprirono un ruolo di responsabilità nella cura della casa e della famiglia, e che contribuiscono al tessuto economico del nostro paese, non godono le stesse tutele e non vengono ripagate come invece dovrebbero. 

Quante donne svolgono il lavoro di casalinga in Italia? Secondo l’ultima indagine Istat, con dati riferibili al 2016, sono 7 milioni 338 mila le donne che dichiarano di svolgere la professione di casalinga nel Bel Paese, con una diminuzione di 518 mila unità rispetto a 10 anni prima. Età media 60 anni.

3 milioni,  il 40,9% del totale hanno più di  65 anni. Mentre  quelle fino a 34 anni rappresentano l’8,5%. Se parliamo poi di distribuzione territoriale le casalinghe ricoprono questo ruolo prevalentemente nel Centro-Sud (63,8% sul totale).

Il 42,1% delle casalinghe in Italia vive in una coppia con figli ed è una mamma casalinga, un quarto in coppia senza figli e il 19,8% da sola. Dall’indagine dell’Istituto Nazionale di Statistica emerge anche che 560 mila casalinghe sono di cittadinanza straniera.

Casalinga: un lavoro spesso non retribuito

Il lavoro casalingo spesso non è retribuito (nonostante sia svolto a tempo pieno tutti i giorni della settimana). l’Istat ha calcolato che che nel 2014 sono state effettuate 71 miliardi e 353 milioni di ore di lavoro non retribuito per attività domestiche, cura di bambini, adulti e anziani della famiglia, volontariato, aiuti informali tra famiglie e spostamenti legati allo svolgimento di tali attività Questo produce delle  ripercussioni economiche: nel 2015 erano più di 700 mila le casalinghe in povertà assoluta, pari al 9,3% del totale.

Casalinghe e pensione

Non esiste una pensione appositamente studiata per le casalinghe ma alcune tutele come l’assicurazione per gli infortuni domestici, che copre gli infortuni che avvengono tra le mura domestiche.

Ma cosa accade quando una casalinga vorrebbe andare in pensione?  

Una possibilità è il fondo casalinghe dell’INPS. Un fondo di previdenza, istituito il 1° gennaio 1997, rivolto alle persone che svolgono lavori di cura non retribuiti e derivanti da responsabilità familiari.

L’Inps spiega nei dettagli chi può richiedere e come funziona il fondo casalinghe, istituito nel 1997. In particolare, viene stabilito che possono iscriversi al fondo di previdenza le donne di età compresa tra i 16 e i 65 anni nel caso in cui:

  • svolgano un lavoro in famiglia non retribuito connesso con responsabilità familiari, senza vincoli di subordinazione;
  • non siano titolari di pensione diretta;
  • non prestino attività lavorativa dipendente o autonoma per la quale sussista l’obbligo di iscrizione ad altro ente o cassa previdenziale;
  • prestino attività lavorativa part-time se, in relazione all’orario e alla retribuzione percepita, si determina una raggiungimento delle settimane utili per il diritto a pensione.

Pensione di inabilità e vecchiaia

Le casalinghe possono scegliere anche la pensione di inabilità e di vecchiaia.

La pensione di inabilità, serve avere i seguenti requisiti:

  • almeno 5 anni di contributi
  • che sia intervenuta l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

La pensione di vecchiaia può essere versata dal 57° anno di età se sono stati pagati almeno 5 anni (60 mesi) di contributi.
Inoltre:

  • viene liquidata solo se l’importo maturato risulta almeno pari all’ammontare dell’assegno sociale maggiorato del 20% (1,2 volte l’assegno sociale)
  • si prescinde dall’importo al compimento del 65° anno di età.

La pensione di reversibilità

Qualora la casalinga non abbia mai lavorato ma il coniuge sì, in caso di decesso di quest’ultimo, può ottenere il diritto alla pensione ai superstiti (detta anche pensione di reversibilità). Si tratta di una prestazione che viene riconosciuta ai familiari dell’assicurato Inps deceduto, che può essere lavoratore o pensionato. Si parla di pensione di reversibilità se l’assicurato era già pensionato e di pensione indiretta se l’assicurato, al momento del decesso, lavorava ancora.

La pensione di reversibilità spetta:

  • al coniuge, fino a un determinato limite di reddito;
  • ai figli: fino a 26 anni se sono studenti universitari; fino a 21 anni se sono studenti delle superiori; fino alla maggiore età o senza limiti di tempo se sono inabili.

Offrire opportunità di tutela al lavoro delle casalinghe significa, quindi, tutelare una categoria di lavoratrici ad oggi tutelata sono in minima parte. Definire uno stipendio mensile e stilare delle regole e delle tutele a questo impiego, rappresenta un’occasione per difendere sia il presente sia il futuro di queste lavoratrici e delle loro famiglie, che potrebbero contare su un reddito ulteriore e alleggerire eventuali situazioni economiche complesse.

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Curiosità sul termine di “casalinga”

Come nasce il termine – dispregiativo – casalinga di Voghera? Le prime origini di questo termine fanno riferimento alla celebre scrittrice Carolina Invernizio nata a Voghera nel 1851. Già da molto giovane fece notare la sua passione per la scrittura. Proprio a causa della sua passione per la scrittura rischiò l’espulsione dalla scuola per aver scritto un articolo sul giornalino dell’istituto. In un Paese ancora profondamente maschilista molti cercarono di denigrarla e affondarla. Cercarono di osteggiare il suo successo soprannominandola in modo dispregiativo “la Carolina di servizio” o, appunto, “la casalinga di Voghera”.

Questo modo di definire una fascia di persone non è tipicamente italiano. Anche in Germania è di uso comune l’espressione “Casalinga Sveva” (Schwäbische Hausfrau). Differentemente dall’Italia, questa espressione ha risvolti positivi, in quanto vuole rappresentare l’incarnazione di saggezza popolare.

 

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