Sebbene l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale (AI) abbia suscitato molte preoccupazioni relative al suo impatto sul mercato del lavoro, le reali conseguenze rimangono per ora incerte

meta sabato UGL
Un argomento quello dell’AI e del lavoro che è stato ripreso dall’organo stampa di UGL:
La Meta Sabato

Ne ha parlato ampiamente il numero 37 di La Meta Sabato, supplemento a La Meta Serale edito da UGL – Unione Generale del Lavoro, sotto la direzione di Paolo Capone

Attualmente, gli effetti sull’occupazione sembrano contenuti. L’AI è maggiormente adottata da grandi imprese e spesso in modalità sperimentale. Invece di tagliare posti di lavoro, molte di queste aziende stanno adottando approcci come la lenta crescita delle assunzioni, l’incoraggiamento alle dimissioni volontarie e ai pensionamenti.

Di fatto, alcune aziende vedono nell’AI una soluzione per affrontare sfide come l’invecchiamento della popolazione e la mancanza di competenze specifiche. L’AI, dunque, al momento sembra più orientata a rinnovare il modo in cui i lavoratori operano piuttosto che a sostituirli, con implicazioni sulla formazione necessaria. Queste sono le principali conclusioni tratte da un’indagine transnazionale dell’OCSE, condotta su numerose aziende e lavoratori di settori chiave in sette nazioni, come descritto nel rapporto “Prospettive occupazionali 2023. L’Intelligenza artificiale e il mercato del lavoro”.

L’Intelligenza artificiale sta potenziando l’esperienza lavorativa

Anche se il 60% dei dipendenti esprime preoccupazioni riguardo alla perdita del proprio posto di lavoro a causa dell’IA, i dati rivelano che questa tecnologia sta effettivamente elevando la qualità delle attività professionali. Il 63% dei partecipanti all’indagine ha sottolineato come l’IA abbia portato a un benessere maggiore sul posto di lavoro, eliminando compiti rischiosi o monotoni e permettendo di focalizzarsi su mansioni più stimolanti e soddisfacenti. Ad esempio, una compagnia del settore aerospaziale ha implementato un sistema di ispezione visiva basato sull’IA per esaminare le pale delle turbine nei motori a getto. Questa innovazione ha migliorato notevolmente le condizioni di lavoro degli ispettori, che precedentemente passavano ore in ambienti scarsamente illuminati usando strumenti di ingrandimento.

Le opinioni dei dipendenti riguardo l’effetto dell’IA sul lavoro sono contrastanti

L’indagine ha evidenziato alcune inquietudini. Una preoccupazione primaria è l’aumento del ritmo di lavoro, causato da una maggiore velocità nello scambio di dati e informazioni. Oltre a ciò, l’impiego dell’intelligenza artificiale solleva questioni etiche legate alla protezione e alla privacy dei dati, all’orientamento delle decisioni, alla responsabilità e alla trasparenza. Durante l’indagine, oltre la metà (57%) dei dipendenti ha manifestato timori riguardo alla raccolta di dati personali da parte dell’IA.

L’Intelligenza Artificiale sta influenzando le abilità e i salari dei lavoratori, non i livelli occupazionali

Secondo il report dell’Ocse e molti altri studi, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui livelli di occupazione non è stato considerevole. Studi come quello di Felten, Raj e Seamans nel 2019, e quello di Georgieff e Hyee nel 2021 confermano questa constatazione. Questo è corroborato anche da ricerche specifiche effettuate tra le aziende.

Un’indagine rivolta a 759 dirigenti aziendali nel Regno Unito da Hunt, Sarkar e Warhurst nel 2022 ha mostrato che, sebbene l’IA possa potenziare il fatturato, non comporta grandi variazioni nei livelli occupazionali tra le aziende che l’adottano e quelle che non lo fanno. Queste conclusioni sono sostenute anche da un sondaggio del 2023 di Lane, Williams e Broecke.

Tuttavia, ricerche su settori specifici, come quello degli analisti finanziari, indicano una tendenza diversa. Uno studio del 2020 di Grennan e Michaely suggerisce che l’IA sta iniziando a rimpiazzare i professionisti umani, grazie alla sua superiorità nell’analisi dei dati.

Tuttavia, ciò che è chiaramente in evoluzione sono le competenze richieste. Le aziende inclini all’adozione dell’IA stanno cercando più lavoratori con competenze specifiche in IA e meno lavoratori senza queste competenze. Un sondaggio del 2022 di Acemoglu ha evidenziato che, negli USA, tra il 2010 e il 2019, la domanda di competenze in IA nelle offerte di lavoro online è cresciuta quattro volte, e ha visto un’ulteriore accelerazione negli ultimi tre anni.

Infine, i lavoratori con maggiore formazione e competenza hanno non solo maggiori opportunità lavorative, ma anche salari più alti, grazie alla loro capacità di sfruttare al meglio l’IA. Questo è stato confermato da studi come quello di Fossen e Sorgner nel 2022.

OCSE e Intelligenza Artificiale: Nuove Competenze Lavorative e Ruolo delle Parti Sociali

Il report dell’OCSE riguardo all’Intelligenza Artificiale (IA) sottolinea che l’impatto della IA sul mercato del lavoro non è ancora ben definito. Nonostante l’inquietudine generata dal suo sviluppo, l’effetto sulla disoccupazione è ancora marginale. Le grandi aziende sono in prima linea nell’adozione dell’IA, spesso in modo sperimentale. Queste aziende sembrano propense a mantenere i lavoratori, piuttosto che a ridurli, rivolgendo l’attenzione verso assunzioni più lente e pensionamenti. L’IA potrebbe addirittura fornire una soluzione alla mancanza di competenze specifiche a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Al momento, invece di sostituire l’uomo, l’IA sembra più interessata a cambiare il modo in cui i lavoratori operano, con conseguente necessità di formazione aggiuntiva. Ciò è emerso da un’indagine dell’OCSE del 2022, che ha coinvolto imprese e lavoratori di settori quali manifattura e finanza in sette nazioni differenti.

Nonostante la preoccupazione del 60% dei lavoratori di perdere il lavoro a causa dell’IA, la ricerca ha rivelato che la tecnologia ha migliorato la qualità della professione. Infatti, il 63% degli intervistati ha riscontrato un aumento del benessere lavorativo grazie all’automazione di compiti noiosi o pericolosi.

Tuttavia, non mancano le preoccupazioni, come l’intensificazione del ritmo di lavoro e le sfide etiche relative alla protezione dei dati e alla privacy.

Il report sottolinea anche che, al momento, l’IA non ha impatti sostanziali sulla disoccupazione. Piuttosto, ha una maggiore incidenza sulle competenze e sulle retribuzioni dei lavoratori. I dipendenti con una profonda comprensione dell’IA tendono ad avere vantaggi sia in termini di opportunità di lavoro che di stipendio.

Per quanto riguarda le competenze, l’IA avrà un forte impatto sul mercato del lavoro. Si prevede una maggiore domanda di competenze specifiche per lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA, così come competenze cognitive e trasversali. Oltre a ciò, la crescente adozione dell’IA porterà alla nascita di nuovi ruoli lavorativi.

In sintesi, l’arrivo dell’IA non sta solo trasformando il modo in cui lavoriamo, ma sta anche ridefinendo le competenze necessarie nel mondo del lavoro. E mentre alcune professioni potrebbero diventare obsolete, altre nuove opportunità di lavoro emergeranno.

L’importanza della formazione dei lavoratori

L’importanza della formazione in campo di intelligenza artificiale è innegabile, e come delineato nel rapporto dell’OCSE, questa esigenza si estende ben oltre la semplice creazione o sviluppo di algoritmi e sistemi. Ecco alcuni punti chiave e riflessioni basate su ciò che è stato esposto:

  1. Concetto di Alfabetizzazione AI: Viviamo in un’era in cui l’intelligenza artificiale permea molti aspetti della nostra vita quotidiana. L’alfabetizzazione AI non solo riguarda gli specialisti o gli sviluppatori, ma anche il cittadino medio che interagisce con la tecnologia. È fondamentale che le persone abbiano una comprensione di base di come funziona l’IA, al fine di prendere decisioni informate e critiche.
  2. Struttura dei corsi: Come suggerito, i corsi dovrebbero iniziare con i fondamentali, offrendo una panoramica generale dell’IA, e poi procedere con argomenti più avanzati come l’apprendimento automatico e il deep learning. La componente etica è essenziale per affrontare le sfide e le preoccupazioni legate all’IA, come la privacy, la discriminazione e la trasparenza.
  3. Inclusività nella formazione: Mentre la formazione dovrebbe essere accessibile a tutti, le persone più vulnerabili o a rischio, come i lavoratori anziani o quelli con bassi livelli di istruzione, dovrebbero ricevere un’attenzione particolare. Questo aiuta a garantire che la rivoluzione dell’IA non crei divisioni o escluda certe fasce della popolazione.
  4. Ruolo delle aziende e dei sindacati: È rassicurante notare che molte imprese preferiscono riqualificare i propri dipendenti piuttosto che licenziarli e assumere nuovi lavoratori con competenze specifiche. Questo non solo aiuta a mantenere un senso di lealtà e fiducia all’interno dell’organizzazione, ma è anche economicamente sostenibile nel lungo termine. I sindacati possono svolgere un ruolo cruciale nell’identificare le esigenze formative e nell’assicurare che i lavoratori abbiano le risorse e le opportunità necessarie.
  5. Importanza delle statistiche: I dati dell’OCSE mostrano una chiara tendenza delle imprese verso la riqualificazione, particolarmente nei settori della finanza e della manifattura. Questo dimostra una crescente consapevolezza delle aziende dell’importanza delle competenze legate all’IA e della necessità di integrarle nella forza lavoro esistente.

Dunque, mentre l’era dell’intelligenza artificiale avanza rapidamente, la formazione e l’alfabetizzazione relative all’IA diventano sempre più essenziali. L’approccio delineato dal rapporto dell’OCSE fornisce una struttura solida per garantire che questa formazione sia accessibile, inclusiva e adeguata alle esigenze del presente e del futuro.

Le parti sociali possono contribuire a facilitare l’adozione dell’IA sui luoghi di lavoro

Il rapporto dell’OCSE e gli studi citati sottolineano l’importanza delle parti sociali nel contesto dell’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA) nei luoghi di lavoro. Le implicazioni dell’adozione dell’IA vanno oltre i meri aspetti tecnologici e influenzano profondamente l’organizzazione del lavoro, le condizioni di lavoro e le relazioni sindacali. Ecco una sintesi dei principali rischi e benefici evidenziati:

Benefici:

  1. Definizione di nuovi diritti: Le parti sociali possono promuovere nuovi diritti per i lavoratori nell’era dell’IA, come il diritto di non essere soggetti a decisioni automatizzate senza intervento umano.
  2. Miglioramento dei diritti esistenti: Potrebbero esserci rinnovamenti o chiarimenti dei diritti attuali, come il diritto alla formazione continua in un contesto in cui l’IA e altre tecnologie cambiano rapidamente la natura del lavoro.
  3. Miglioramento della qualità dell’ambiente di lavoro: Con una rappresentanza sindacale solida, le aziende che adottano l’IA tendono a avere migliori condizioni di lavoro, come suggerito dai vari studi citati.
  4. Risposte flessibili e pragmatiche: Le parti sociali possono aiutare le aziende a navigare i cambiamenti tecnologici con soluzioni che tengono conto sia delle esigenze aziendali sia dei diritti dei lavoratori.

Rischi:

  1. Automazione eccessiva: L’adozione precipitosa o non riflessiva dell’IA potrebbe portare all’automazione di posti di lavoro senza considerare l’importanza dell’intervento e del giudizio umano in certi processi.
  2. Formazione inadeguata: Se non ben gestita, l’introduzione dell’IA potrebbe portare a una mancanza di formazione adeguata per i lavoratori, rendendoli incapaci di lavorare in simbiosi con le nuove tecnologie o di adattarsi ai nuovi ruoli.
  3. Disuguaglianze salariali: Se non c’è una forte rappresentanza sindacale, l’introduzione dell’IA potrebbe exacerbare le disuguaglianze salariali, favorendo coloro con competenze specifiche sull’IA a scapito di altri lavoratori.

In conclusione, l’IA ha il potenziale per trasformare profondamente il mercato del lavoro, portando sia a opportunità che a sfide. Le parti sociali, compresi i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori, svolgono un ruolo cruciale nel garantire che questa transizione avvenga in modo equo e sostenibile.

Per approfondire

Noi e l’Intelligenza Artificiale – La sintesi del Rapporto Ocse sulle prospettive immediate e dei prossimi anni
La Meta Sabato – UGL

Il Rapporto OCSE : OECD Employment Outlook 2023 Artificial Intelligence and the Labour Market 

UGL: presentato a Roma il primo numero della rivista “Pagine Libere” di Azione Sindacale

Articolo precedenteQuanti sono gli abitanti in Toscana? Dati e guida alla storia e alle tradizioni
Articolo successivoLa Nasa vestirà Prada nella missione lunare Artemis
Giornalista scientifico. Dopo gli studi al Politecnico di Torino, laurea in ingegneria, e un Master in Scienze della Comunicazione svolge le sue prime docenze presso la Facoltà di Architettura, all’Università di Torino e all’Università Statale di Milano su materie legate alla comunicazione digitale e alla progettazione CAD architettonica. Nel 1998, sotto la supervisione del direttore del laboratorio modelli reali e virtuali, realizza l’opera multimediale vincitrice del Premio Compasso d’Oro Menzione d’Onore. Ha collaborato e diretto da oltre 20 anni decine di testate giornalistiche. Ha pubblicato due libri sulla comunicazione digitale di impresa ed è stato relatore di tesi al Matec – Master in Progettazione e Management del Multimedia per la Comunicazione (Torino) e all’estero (Miami, USA). Attualmente insegna comunicazione digitale e nuovi media, giornalismo scientifico e materie legate alla progettazione architettonica e al design Ha fondato ADI - Agenzia Digitale Italia, per la diffusione di notizie stampa su media web, radio e TV locali e nazionali Contatti Email: info@interiorissimi.it

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui