Di Piero Luigi Carcerano
Presidente commissione comunicazione
Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Dossier curato da:
- Anna Carulli – architetto, Presidente Istituto Nazionale di Bioarchitettura, Presidente Fondazione Architetti nel Mediterraneo di Messina, Presidente Commissione VINCA del Comune di Messina
- Vincenzo Piccione – naturalista e biologo, già docente di discipline ecologiche e valutazioni ambientali presso gli Atenei di Catania e Reggio Calabria, Coordinatore della CTS AssoCEA Messina APS, Presidente Comitato Promotori Comuni Custodi Macchia Mediterranea, Presidente SIGEA Sicilia
- Salvatore Scuto – architetto, già Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali a Caltanissetta, Enna, Messina e Ragusa (luglio 2025) 2025) *
Premessa editoriale
Il paesaggio siciliano non è soltanto uno scenario: è un linguaggio stratificato in cui si sovrappongono, senza mai annullarsi, i fonemi del mito classico, le geometrie arabe degli agrumeti a terrazza, le ferite moderne delle infrastrutture lineari e, oggi, le geometrie lucenti delle rinnovabili. Muovere da questo intreccio di tempi significa riconoscere che la Sicilia non può essere salvata dentro una teca né abbandonata a un laissezfaire tecnologico: occorre un pensiero capace di connettere tutela e progetto, memoria e anticipazione.
Il vincolo dinamico – concetto messo a fuoco nelle pagine che seguono – rovescia la logica del confine armato in quella della soglia fertile. Non più interdizione perpetua, ma contratto temporale che impegna l’opera (e chi la finanzia) a restituire, alla fine del suo ciclo, un incremento di biodiversità, di qualità del suolo, di valore culturale. È un paradigma che chiede di fondere la precisione della scienza ambientale con l’invenzione propria dell’arte del costruire: un compito, dunque, per progettisti, naturalisti e giuristi che accettino di lavorare in squadra.
Il presente dossier nasce per offrire agli amministratori, ai tecnici e ai cittadini un duplice strumento: una narrazione critica che renda intelligibili i passaggi concettuali – dal Do No Significant Harm al principio di resilienza restituiva – e, insieme, un corpo tecnico dettagliato a cui attingere per trasformare le idee in norma, piano, cantiere. In altri termini: divulgazione e rigore, perché senza la prima le buone pratiche restano chiuse nei faldoni e senza il secondo le parole si sciolgono in retorica.
I tre autori – Anna Carulli, Vincenzo Piccione e Salvatore Scuto – tenacemente dimostrano che il Mediterraneo può essere ancora terreno di avanguardia culturale se riusciamo a leggere le nostre fragilità (sismiche, idrogeologiche, sociali) come potenzialità di apprendimento collettivo. A me, che da anni mi occupo di comunicazione sul progetto sostenibile, spetta il compito di introdurre il lettore a questo dialogo: una soglia mentale prima che disciplinare.

Il percorso che proponiamo si articola in tre movimenti:
- Cornice critica – per collocare il cambio di paradigma nel più vasto teatro della transizione ecologica europea e mediterranea.
- Riflessione di sintesi – affidata a una scrittura piana ma non semplificata, dove i concetti chiave sono esplorati con esempi concreti.
- Documento tecnico integrale – testimonianza della profondità di indagine necessaria quando si ambisce a trasformare il paesaggio senza tradirne l’anima.
Se queste pagine riusciranno a far percepire il paesaggio non come sfondo ma come interlocutore – un interlocutore che ricambia la cura con nuove possibilità di futuro – avremo compiuto il primo passo. Gli altri dovranno seguirli insieme: professioni, istituzioni, comunità.
1 · Riflessione di sintesi
La Sicilia è un palinsesto di trasformazioni: ai margini dei Peloritani, tra i roccioni di Monte Scuderi e le valli coltivate allo Ionio, si leggono le impronte del vulcanesimo preistorico, delle bonifiche arabe, dei terrazzamenti borbonici, delle industrie del secondo dopoguerra. Questa densità di strati è il punto di partenza da cui Anna Carulli, Vincenzo Piccione e Salvatore Scuto rileggono il passaggio dalla cultura del divieto al paradigma della progettazione resiliente.
1.1 Dal divieto alla trasformazione
Nel corso degli anni Novanta l’istituzione di parchi e riserve ha garantito porzioni di salvaguardia, ma ha anche irrigidito la dialettica tra tutela ed economia locale. Oggi la crisi climatica ridisegna le priorità: l’Europa impone il principio Do No Significant Harm, i flussi finanziari del PNRR chiedono impianti rinnovabili rapidi, le comunità invocano posti di lavoro. Ne nasce una tensione che può essere sciolta solo spostando il baricentro dalla difesa passiva a una gestione anticipatoria del rischio ecologico.
1.2 Il «vincolo dinamico» come dispositivo di progetto
Dal semplice «non si può fare» si passa a un contratto evolutivo tra opera, territorio e comunità locale. Il vincolo dinamico si articola dunque su quattro pilastri interdipendenti:
- Durata programmata (es. 30 anni per le pale eoliche, 25 anni per l’agrivoltaico).
- Monitoraggi periodici sulle matrici ambientali (suolo, acqua, ecosistemi) e pubblicazione in open data.
- Restituzione migliorativa – compostaggio del calcestruzzo frantumato, reintegro di siepi autoctone, semine azotofissatrici – che riporti il sito a una funzionalità ecologica superiore allo stato originario.
- Quota di utilità pubblica: una frazione dell’energia prodotta o dei canoni versati è destinata a servizi locali (tariffe agevolate, fondo borghi, borse di studio).
In questo modo un impianto agrivoltaico, elevato a tre metri, produce energia rinnovabile, offre ombreggiamento rotativo alle greggi, mitiga l’erosione, ricarica il profilo idrico e finanzia iniziative di rigenerazione culturale, trasformandosi in tassello di un mosaico agroecologico e sociale.
1.3 Un modello di governance cooperativa.
La responsabilità di provare la compatibilità ambientale si sposta sul proponente, che deposita dataset aperti e modelli previsionali replicabili. L’amministrazione, dotata di un tavolo interdisciplinare permanente, non si limita al “visto” ma segue l’opera lungo tutto il suo ciclo, attivando sanzioni o incentivi in base agli esiti. Questo ribalta il rapporto di forza: il privato guadagna se rigenera, perde se degrada.
1.4 Resilienza restituiva: scenari e numeri
Le simulazioni contenute nel documento tecnico illustrano l’impatto potenziale di questo approccio:
- +18 % di connettività ecologica in aree interessate da corridoi agrivoltaici nel quadriennio 20252029;
- −12 % di erosione superficiale sui crinali dopo la rimozione di fondazioni eoliche e la ricostituzione del cotico vegetale;
- +25 % di occupazione locale qualificata, grazie a cantieri di dismissione e programmi di monitoraggio comunitario. Sono cifre che convertono la resilienza da slogan a metrica economica, facendo del paesaggio la prima infrastruttura della transizione.
Glossario rapido
- VIncA: Valutazione di Incidenza, verifica ex ante degli effetti su habitat/protezione specie.
- Vincolo dinamico: obbligo di ciclo di vita programmato e restituzione migliorativa del suolo.
- DNSH (Do No Significant Harm): principio UE che vieta danni ambientali significativi.
- Agrofotovoltaico: impianto FV elevato che consente attività agricole/pastorali sottostanti.
- Resilienza restituiva: capacità di restituire più valore ecologico rispetto allo stato iniziale.

Call to action per decisori locali
- Legge‐quadro regionale sul vincolo dinamico con requisiti minimi di studio e fideiussioni.
- Fondo di rigenerazione alimentato dai canoni delle rinnovabili e gestito con bilancio pubblico in tempo reale.
- Campus itinerante di formazione tecnica nei borghi rurali per potenziare competenze locali.
2. Documento tecnico integrale
(Il testo che segue è riprodotto nella forma consegnata dagli autori, salvo uniformazioni grafiche. Tutte le citazioni bibliografiche e i dati tecnico‐scientifici originali sono mantenuti.)
“La Cultura della Resilienza – Carulli Piccione Scuto”
Riferimenti essenziali
- Direttiva 92/43/CEE Habitat e Direttiva 2009/147/CE Uccelli
- D.Lgs. 152/2006, Parte IV (bonifiche e ripristini)
- Comunicazione UE 2021/240 – Fit for 55




























