Fa freddo, piove, ed è umido, sicuramente è bene accendere il riscaldamento.

Come è meglio riscaldarsi? Meglio un termoventilatore o una stufa? Quale dei due è più efficiente? Quale calore è migliore?

Ci scrive una lettrice, chiedendoci di aiutarla ad uscire da questa empasse. Perché da semplice scelta di convenienza la domanda sembra essersi trasformata in un fertile terreno di scontro tra lei e il marito. Cosa è meglio usare per riscaldarsi, un termoventilatore o una stufa?

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In realtà, dal punto di vista del calore prodotto, a parità di temperatura ambiente raggiunta. una sorgente vale l’altra. Raggiunta la temperatura voluta non c’è un calore migliore dell’altro. Il calore è energia e l’energia è tutta uguale indipendentemente dalla sorgente che la produce.

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stufaQuindi il problema deve essere affrontato da un altro punto di vista. A parità di tempo di accensione è meglio accendere una stufa a gas o una termoventola? Quale delle due fa più calore? Anche qui la fisica c’entra poco. Dipende dal tipo di stufa o di termoventola in nostro possesso e soprattutto dalla sua efficienza.

Supponiamo per semplicità di avere una stufa elettrica a infrarossi (quelle che hanno i tubi luminosi per capirci) che riscaldano principalmente per irraggiamento e una termoventola elettrica (di quelle che emettono un getto d’aria calda) che riscaldano principalmente per convezione.
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Supponiamo poi per semplicità che consumino la stessa energia: 1 kWh (un chilo-watt-ora), cioè 1000 watt in un’ora.  Se le due stufe hanno la stessa efficienza, o meglio lo stesso COP (coefficiente di prestazione termica), produrranno un riscaldamento identico. Dato che solitamente le stufette elettriche hanno un COP di 1, per ogni kWh di energia consumata si avrà un riscaldamento di 1 kWh, cioè di 860 kcal che corrispondono a 3.600 kJ.

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Sempre per fare un raffronto, se noi avessimo 860 litri d’acqua, con questa stessa energia potremmo portarla da una temperatura di 15°C ad una temperatura di 16°C. Per quanto riguarda un appartamento, dato che l’aria ha un calore specifico di 1.005 kJ/kg K, pari a circa un quarto di quello dell’acqua, con la stessa energia potremmo innalzare la temperatura di 4 gradi a un ambiente di 860 kg di aria cioè a un appartamento di circa 220 metri quadrati (supponendo la dispersione trascurabile). Quindi non c’è differenza? A parità di consumo elettrico non c’è alcuna differenza tra il calore prodotto dalle sorgenti o per la temperatura raggiunta, esiste però una differente percezione umana del calore e un differente effetto ambientale oltre che psicologico.

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Gli IMPIANTI A IRRAGGIAMENTO hanno la capacità di non scaldare l’aria ma le pareti e i corpi, essendo l’aria stessa trasparente all’irraggiamento; questo comporta unminor utilizzo di energia per riscaldare i volumi, quindi poco movimento d’aria e polveri nell’ambiente e un minor tempo per raggiungere la temperatura di esercizio dell’impianto, per cui costi inferiori rispetto ad un impianto tradizionale convettivo. Inoltre riscaldando le superfici e non i volumi d’aria, può essere utilizzato per riscaldare piccole zone della casa senza riscaldare l’intero ambiente, cosa che invece non è possibile con un impianto a convezione d’aria.

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Negli IMPIANTI A CONVENZIONE, invece, il movimento d’aria crea difficoltà sia sotto il profilo della omogeneizzazione del calore ambientale, in quanto l’aria più calda tende a salire in alto, che sotto il profilo sanitario a causa della presenza di polveri e particelle in sospensione potenzialmente nocive alla salute.

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In questi ultimi impianti la stratificazione delle masse d’aria in funzione della temperatura, comporta poi un maggiore spreco energetico dovuto alle maggiori dispersioni attraverso il tetto delle abitazioni e attraverso il riscaldamento delle parti superiori delle pareti. Non per ultimo c’è l’effetto psicologico: l’uomo da sempre è abituato a riscaldarsi al fuoco, quindi a ricevere calore da una sorgente direzionale.

Una stufa irraggiante è quindi quanto di più simile ad un caminetto tradizionale da cui ricevere un caldo benessere, ricordiamoci però che se vogliamo riscaldare rapidamente un volume, basta chiudere bene la porta e se l’ambiente è pulito sarà il riscaldamento ad aria calda il migliore.

L’articolo è tratto dalla rivista di scienza Gravità Zero 

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