I Campi Flegrei, una vasta caldera vulcanica situata nell’area occidentale dell’Italia, rappresentano uno dei luoghi più pericolosi e studiati nel campo della vulcanologia. Questa regione vulcanica è stata a lungo oggetto di attenzione e preoccupazione da parte degli esperti, poiché la sua complessità e il suo potenziale eruttivo la rendono una vera e propria “polveriera” che richiede un monitoraggio costante e una comprensione profonda.

Ad essere esposti al rischio sono circa 500mila abitanti della zona rossa e 840mila della zona gialla

Il complesso vulcanico dei Campi Flegrei, situato nella zona nord-ovest della città di Napoli, si distingue per la sua elevata complessità. Questa complessità deriva non solo dalla sua natura di caldera (*) caratterizzata dalla presenza di numerosi crateri, ma anche dall’incertezza associata alla posizione esatta della possibile apertura da cui potrebbe eruttare il vulcano (non è possibile escludere nemmeno la possibilità che l’attività eruttiva possa manifestarsi da diverse aperture contemporaneamente).

A differenza del Vesuvio, che presenta un cono vulcanico unico e ben visibile, i Campi Flegrei rappresentano un’ampia area di origine vulcanica, estesa per circa 12×15 km, costituita da colline. Questa caratteristica rende difficile una percezione immediata del rischio da parte delle persone.

La situazione è ulteriormente complicata dalla mancanza di eruzioni recenti (l’ultima eruzione del Monte Nuovo risale al 1538), il che fa sì che i residenti della zona abbiano poca sensibilità nei confronti di questo fenomeno. Infatti, gli abitanti locali non hanno esperienza diretta di eruzioni vulcaniche.

Tuttavia, i Campi Flegrei presentano un rischio intrinseco: un aspetto scientifico predittivo di particolare rilievo riguarda i flussi piroclastici, che possono spostarsi a velocità dell’ordine di centinaia di chilometri all’ora.

(*) Caldera: Una vasta depressione di origine vulcanica, di forma generalmente sub-circolare, con un diametro solitamente maggiore di un chilometro. È caratterizzata da pareti inclinate verso l’interno e si forma a seguito del collasso di una parte considerevole del soffitto di una camera magmatica superficiale, la quale si svuota in seguito a un’eruzione di grande entità.

La pericolosità dei Campi Flegrei deriva dalla loro storia eruttiva e dalla natura unica del sistema vulcanico. Questa caldera, che si estende su una superficie di circa 13 chilometri quadrati, è caratterizzata da una serie di crateri, fumarole, sorgenti termali e manifestazioni di attività vulcanica che testimoniano l’energia accumulata sottoterra. Ciò che rende questa area particolarmente inquietante è il fatto che la caldera è situata in prossimità di una delle aree urbane più densamente popolate d’Italia: Napoli. L’attività vulcanica in questa zona potrebbe avere conseguenze catastrofiche per la popolazione locale, nonché per l’intera regione circostante.

Un elemento chiave nella valutazione della pericolosità dei Campi Flegrei è l’attività sismica. Le scosse sismiche in questa zona sono spesso interpretate come indicatori di movimenti nel sistema magmatico sotterraneo. L’aumento dell’attività sismica potrebbe suggerire che il magma si sta spostando e accumulando, creando pressioni che potrebbero alla fine portare a un’eruzione vulcanica. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che le scosse sismiche non sono necessariamente premonizioni di un’eventuale eruzione. Gli scienziati devono analizzare attentamente la natura delle scosse e altri parametri geologici per comprendere meglio l’impatto potenziale.

Il rilascio di gas vulcanici è un altro aspetto significativo della pericolosità dei Campi Flegrei. La presenza di gas come il diossido di zolfo e il vapore acqueo può essere un indicatore di attività vulcanica sotterranea. L’accumulo e il rilascio di questi gas possono influenzare la composizione dell’atmosfera locale e avere effetti dannosi sulla salute umana e sull’ambiente. Inoltre, il rilascio di gas potrebbe essere un segno di attività vulcanica imminente, poiché il magma in movimento può liberare gas intrappolati nel terreno.

La storia eruttiva dei Campi Flegrei aggiunge ulteriori elementi di preoccupazione. Gli eventi eruttivi passati hanno prodotto grandi volumi di cenere vulcanica, lapilli e gas, causando danni considerevoli all’ambiente circostante. Un’eruzione di grandi dimensioni potrebbe innescare colate piroclastiche – flussi di gas caldo e materiale vulcanico a velocità elevata che possono devastare tutto ciò che incontrano sulla loro strada. Questo scenario sarebbe particolarmente pericoloso data la densa popolazione nelle immediate vicinanze dell’area vulcanica.

Le conseguenze potenziali di un’eruzione dei Campi Flegrei non si limiterebbero solo all’Italia. L’emissione di cenere vulcanica nell’atmosfera potrebbe influenzare il clima globale, causando cambiamenti temporanei nelle temperature e nelle condizioni meteorologiche. Questo avrebbe impatti a livello internazionale su agricoltura, viaggi aerei e persino salute pubblica.

Di fronte a questa pericolosità innegabile, gli scienziati e le autorità locali lavorano in stretta collaborazione per monitorare costantemente l’attività vulcanica nei Campi Flegrei. Una rete di strumenti, tra cui sismografi, sensori termici e monitoraggio dei gas, è stata istituita per rilevare i cambiamenti nell’attività sismica, termica e magmatica. L’obiettivo principale è riuscire a prevedere un’eruzione in modo tempestivo, dando alle autorità il tempo di evacuare le aree a rischio e adottare misure preventive.

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