Lo smart working incide positivamente o negativamente nei confronti del nostro benessere psicofisico?

Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Giovanna Pascolo , psicologa e psicoterapeuta esperta in psicosomatica, che si occupa dell’erogazione e della coordinazione dei servizi psicologici del Centro Medico Medicina e Nutrizione.

Lo smart working, che si è ampiamente diffuso durante questa pandemia, ha messo alla prova il nostro benessere psicofisico?

Dott.ssa Giovanna Pascolo
Dott.ssa Giovanna Pascolo

Inizialmente l’impatto a livello psichico è stato molto forte. L’ho riscontrato sia nei miei pazienti che nel confronto con altri colleghi. E anche le ricerche pubblicate sull’argomento confermano questa tendenza. In Italia questo è stato accentuato perché non eravamo abituati a questa modalità di lavoro. Oltretutto siamo un popolo abitudinario. La novità dello smart working ha rotto l’equilibrio.

Chi ha subito maggiormente l’impatto di questa novità? I giovani o gli adulti?

Alcuni studi evidenziano come i giovani abbiano reagito meglio a questa novità rispetto agli adulti. Chi si trova a dover conciliare la propria identità famigliare con quella professionale, come spesso capita in età adulta, ha trovato maggiori difficoltà ad accettare questo cambiamento.

È stato detto che il problema è che un luogo informale come la casa è inadatto ad una attività formale come il lavoro. Si può trovare un compromesso?

Certo, lo spazio è importante sia nel contesto lavorativo che in quello casalingo. è importante ritagliare all’interno della propria abitazione uno spazio da dedicare alla propria identità professionale. Senza dimenticare che la casa è prima di tutto rifugio.

In futuro, quando sarà finita la pandemia, si continuerà a lavorare in smart working?

Credo di si. E credo che non sia un fattore negativo. Numerose ricerche dicono che in smart working è stato registrato un aumento della produttività. Specialmente se non è esteso all’intera settimana lavorativa ma limitato ad un paio di giorni a settimana. Molte persone tendono a trovarsi meglio quando lavorano da casa. Ci sono questioni di salute organizzativa e benessere aziendale dietro questa tendenza. Sono temi di cui si occupa la psicologia del lavoro.

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Come affronta una psicologa le problematiche dovute allo stress da smart working?

È necessario capire quanto il malessere derivi da problemi con l’identità professionale e quanto da problemi in ambito domestico. Talvolta si attribuisce lo stress all’ambito lavorativo ma è solo la superficie del problema. Lavorando in smart working il malessere sorge più spesso all’interno delle mura domestiche. È necessario scavare in profondità per poi lavorare su ciò che emerge. Se c’è un problema in ambito famigliare si può pensare di coinvolgere tutta la famiglia nella terapia psicologica. Se c’è un problema in ambito lavorativo non è da escludere un intervento a livello aziendale da affiancare alla terapia individuale.

La dott.ssa Giovanna Pascolo si è occupata per diversi anni di ricerca nell’ambito della Psicologia clinica, collaborando con il Policlinico A.Gemelli di Roma e l’A.O. San Camillo di Roma. Ha maturato esperienza in ambito peritale collaborando con il Tribunale per i minorenni di Milano e acquisendo un master di secondo livello in Psicologia Giuridica e Forense. Esperta di Mindfulness, Mandala Therapy, Psicodramma ed Enneagramma. Membro del team della dott.ssa Gabriella Mazzolari, il suo contributo professionale, in simbiosi con l’approccio multidisciplinare del centro e con l’inscindibile legame mente corpo, consiste nell’accompagnare i pazienti in un processo alchemico dove la trasformazione del corpo implica necessariamente la trasformazione della psiche, attraverso codici simbolici dell’anima, di cui il corpo è tempio regale.

Si ringrazia Francesco Marchetti di BenessereMag.it per l’intervista

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