Alla Sorbona di Parigi, la presidente della Commissione Ue lancia un maxi piano per l’innovazione accanto a Emmanuel Macron. Ma l’Italia si sente esclusa.

Un’Europa sempre più proiettata verso il futuro scientifico e tecnologico. Questo il messaggio lanciato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante la conferenza “Choose Europe for Science”, tenutasi all’Università Sorbona di Parigi, accanto al presidente francese Emmanuel Macron.

«Proporremo un nuovo pacchetto di 500 milioni di euro per il biennio 2025-2027 per fare dell’Europa un polo di attrazione per i ricercatori – ha dichiarato von der Leyen –. Ciò contribuirà a sostenere i più brillanti ricercatori e scienziati provenienti dall’Europa e da tutto il mondo. Intendiamo creare una nuova super sovvenzione della durata di 7 anni nell’ambito del Consiglio Europeo della Ricerca per offrire una prospettiva a lungo termine ai migliori».

Si tratta di una misura senza precedenti, pensata per trattenere i talenti scientifici europei spesso attratti da opportunità offerte da Stati Uniti, Regno Unito o Asia, e al contempo per attrarre menti brillanti dall’estero. La “super grant” garantirà un finanziamento stabile e duraturo a gruppi di ricerca d’eccellenza, favorendo progetti ad alto impatto scientifico e sociale.

La sponda francese e le tensioni italiane

L’iniziativa, accolta con entusiasmo dal presidente Macron, si inserisce in una strategia più ampia di rilancio dell’attrattività europea nel campo dell’innovazione, dopo anni in cui il Vecchio Continente ha visto una progressiva emorragia di talenti. Ma se Parigi applaude, da Roma arriva una nota stonata. L’Italia, infatti, avrebbe espresso irritazione per il modo in cui l’annuncio è stato orchestrato, con un’assenza di coordinamento preventivo tra Commissione e Stati membri.

Alcuni rappresentanti italiani avrebbero criticato la scelta della Sorbona come sede esclusiva del lancio, temendo che l’intero pacchetto finisca per favorire i grandi centri di ricerca dell’Europa occidentale, in particolare quelli franco-tedeschi, a scapito delle realtà mediterranee e dell’Europa orientale. L’accusa, nemmeno troppo velata, è quella di un “europeismo a geometria variabile”, che rischia di escludere proprio quei Paesi che più avrebbero bisogno di rafforzare le proprie infrastrutture scientifiche.

Il contesto globale e la sfida della competitività

L’intervento della Commissione si inserisce in un contesto geopolitico in cui la competizione per i talenti è serrata. Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, il Regno Unito e Singapore investono somme ingenti per attrarre ricercatori di alto livello. In questo quadro, l’Europa rischiava di perdere posizioni chiave, soprattutto in settori strategici come l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’energia sostenibile e la ricerca spaziale.

Con il nuovo pacchetto da 500 milioni e l’introduzione della super grant del Consiglio Europeo della Ricerca, Bruxelles punta a rilanciare il proprio protagonismo e a inviare un segnale forte: l’Europa è pronta a investire nei cervelli, a condizione che si scommetta su progetti ambiziosi, interdisciplinari e di lunga durata.

Prossimi passi

Il pacchetto sarà discusso nei prossimi mesi dal Parlamento europeo e dal Consiglio, con l’obiettivo di far partire la prima tranche dei finanziamenti già nel 2025. Tra i criteri di assegnazione, la Commissione promette trasparenza, valutazioni indipendenti e un’attenzione particolare alle sinergie tra università, centri di ricerca e industria.

Intanto, diversi rettori e scienziati europei hanno accolto positivamente la proposta. “È un’opportunità storica per costruire un vero spazio europeo della conoscenza”, ha dichiarato il rettore dell’Università di Lovanio. Ma restano sul tavolo i nodi dell’equità e della distribuzione geografica dei fondi.

In un’Europa che vuole essere leader nell’innovazione, la sfida non è solo attrarre i migliori, ma far sì che possano lavorare e crescere in ogni angolo dell’Unione. Non sarà semplice, ma la posta in gioco è altissima.

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