Foto di gruppo in occasione del riconoscimento all’INBAR,
ricevuto dalla presidente Anna Carulli,
con il sindaco Matteo Giuseppe Francilia.
Furci Siculo, 23 ottobre 2026.
L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura premiato a Furci Siculo
Anna Carulli ritira il riconoscimento per l’impegno dell’INBAR nella tutela del territorio e nella promozione dell’abitare sano
Il 23 ottobre 2026, a Furci Siculo, l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura ha ricevuto un riconoscimento nell’ambito della manifestazione A Mare il Mare – FurciFishFest. Il sindaco Matteo Giuseppe Francilia ha consegnato il premio alla presidente nazionale Anna Carulli, che lo ha ritirato in rappresentanza dell’Istituto. Alla consegna ha partecipato anche il dott. Antonio Di Stefano, per l’organizzazione della manifestazione.
La motivazione valorizza l’impegno dell’INBAR nella tutela degli ecosistemi costieri e del paesaggio, riconoscendo nella progettazione sostenibile uno strumento per costruire un rapporto più consapevole fra gli insediamenti umani e la natura. La targa richiama inoltre la promozione dell’abitare sano e della bioedilizia, collegandola al benessere delle comunità. Il riconoscimento riguarda dunque un lavoro culturale e professionale nel quale la qualità degli edifici si intreccia con la cura del territorio: una responsabilità collettiva che il percorso di Anna Carulli, alla guida dell’Istituto, contribuisce a rendere leggibile.
A Furci Siculo, tra i comuni colpiti dal ciclone Harry nel gennaio 2026, questa responsabilità assume una particolare evidenza. La vulnerabilità del territorio rende più vicine le domande sulla durata delle opere e sulle condizioni che permettono alle comunità di continuare ad abitare i propri luoghi. Parlare di tutela degli ecosistemi costieri significa anche interrogarsi sulle trasformazioni che interessano il litorale e sui rapporti fra ambiente costruito e sistemi naturali. Il premio all’INBAR acquista rilievo entro questa esigenza di attenzione, che coinvolge insieme la preparazione del progettista e la consapevolezza della committenza.

Il paesaggio della costa va letto insieme al vicino entroterra della Valle d’Agrò, dove, nel territorio di Casalvecchio Siculo, sorge la chiesa basiliana dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò, testimonianza dell’architettura di età normanna. Rinnovata nel 1172, intreccia linguaggi bizantini, arabi e normanni nella forma dell’edificio e nella policromia delle murature. La sua presenza amplia il significato della tutela: accanto agli equilibri ambientali esiste una trama di memorie e opere che rende riconoscibile un territorio, e che ogni trasformazione contemporanea è chiamata a comprendere.
La continuità del percorso di Carulli si riconosce nell’attenzione alle condizioni nelle quali il progetto prende forma. L’esperienza maturata a Messina, nella professione e nel confronto con le amministrazioni, si ritrova nel lavoro condotto alla guida dell’INBAR, dove il tema ambientale incontra realtà territoriali e competenze differenti. La bioarchitettura comporta un modo di osservare l’edificio che comprende le persone destinate ad abitarlo e gli effetti delle scelte costruttive nel tempo. Sostenere questa visione significa occuparsi anche di come essa venga compresa e tradotta da chi interviene nel processo progettuale.
Un ambito concreto di questo lavoro è la diffusione delle politiche del PAN GPP, il piano nazionale per gli acquisti pubblici verdi, e dei Criteri Ambientali Minimi. Quando un’amministrazione definisce i requisiti di un’opera, stabilisce condizioni che avranno effetti oltre il momento dell’affidamento. Comprendere i CAM richiede di mettere in relazione le caratteristiche dichiarate di un prodotto con il suo impiego e con la vita dell’opera in cui entrerà. Un materiale dovrà essere valutato anche rispetto all’uso previsto e alla manutenzione: è qui che un indirizzo generale entra nella responsabilità quotidiana di chi progetta.
A Thinkingreen, a Taormina, l’intervento di Carulli metteva a fuoco proprio le condizioni culturali della sostenibilità. Accanto alla riflessione sull’architettura, emergeva il tema della preparazione necessaria per renderne praticabili gli orientamenti. Il riferimento ai CAM e alla domanda pubblica collocava il discorso dentro i processi attraverso i quali un’idea può diventare una scelta condivisa e, successivamente, un’opera. Questo legame fra il pensiero sul progetto e il lavoro necessario a sostenerlo appartiene all’impegno dell’Istituto per una cultura ambientale capace di orientare le decisioni.
Rimane, naturalmente, una distanza fra il rispetto di un requisito e la qualità complessiva di un’architettura. Un edificio può raggiungere buone prestazioni e offrire spazi poco adatti a chi li utilizza; una soluzione tecnicamente convincente può diventare onerosa da mantenere per la comunità alla quale è destinata. La preparazione ambientale del progettista acquista profondità quando permette di affrontare queste contraddizioni, tenendo insieme le prestazioni con l’esperienza dell’abitare. Nella cultura della bioarchitettura la verifica tecnica si accompagna così al giudizio sull’appropriatezza delle scelte.
La mostra Città Osmotiche, promossa dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura e già presentata al Museo Regionale Accascina di Messina, consente di osservare la stessa questione alla scala urbana. Dopo la tappa messinese, della quale Carulli ha condiviso con Graziella Arena il coordinamento scientifico, l’esposizione è attualmente ospitata a Furci Siculo e farà prossimamente tappa a Torino. Le relazioni fra acqua, suolo, energia e vita della città portano a interrogarsi su ciò che avviene oltre il perimetro del singolo intervento. Nel territorio dello Stretto questo allargamento dello sguardo trova un riferimento concreto, perché la qualità di un luogo dipende da equilibri che attraversano confini amministrativi. È un tema che incontra direttamente il richiamo alla tutela del paesaggio contenuto nella motivazione del premio.
Accostare il lavoro sui CAM al confronto sulle Città Osmotiche permette di cogliere un carattere del percorso di Carulli: la ricerca di un rapporto fra la precisione delle scelte tecniche e una visione più ampia dell’abitare. La presidenza dell’INBAR offre la possibilità di dare a questo rapporto una dimensione collettiva, mettendo in comunicazione esperienze che nascono in luoghi diversi. La funzione culturale dell’Istituto si misura nella continuità di tale confronto e nella capacità di farne una risorsa per il lavoro dei professionisti e delle amministrazioni.
Il riconoscimento consegnato a Furci Siculo dà rilievo a questa responsabilità condivisa. Ricevendolo per l’INBAR, Anna Carulli rappresenta un lavoro che si sviluppa attraverso il contributo di professionalità e realtà territoriali differenti. Le competenze trasmesse a un progettista o una questione chiarita a un’amministrazione possono contribuire a decisioni delle quali, nell’opera conclusa, sarà difficile ricostruire ogni passaggio. Attraverso questi passaggi una cultura ambientale può acquistare durata, entrando nel modo in cui una comunità impara a prendersi cura dei propri luoghi.





























